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E’ iniziata la ripresa dalla crisi dell’economia modenese. Lo confermano i dati presentati ieri in un convegno che si è tenuto presso la Camera di Commercio. L’analisi di Prometeia prospetta un aumento del valore aggiunto complessivo entro il 2013.

“Distretti, imprese e lavoro a Modena: dinamiche recenti, strategie di sviluppo e prospettive future”. E’ stato questo il tema dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio presso la sede della Camera di Commercio di Modena. In questa occasione è stata presentata l’annuale ricerca svolta dal centro studi bolognese Prometeia, sugli scenari di sviluppo dell’economia modenese. Esportazioni e occupazione i valori sui quali ruota l’analisi. In base ai dati della ricerca, nel periodo 2011-2013, nella provincia di Modena di registrerà un aumento del valore aggiunto complessivo pari a 1.6 punti percentuali di media all’anno. A trainare la ripresa sarà soprattutto il settore industriale con una crescita media annua del 2.6%. Sul fronte dell’occupazione le previsioni del centro ricerche bolognese segnalano un miglioramento delle unità di lavoro dell’1.5% sui livelli minimi del 2009-2010. Ieri pomeriggio, durante l’incontro, si è parlato anche dell’andamento dei principali distretti nazionali e locali con un focus sulla situazione modenese. Ripresa a macchia di leopardo, tra i differenti settori, ma anche tra le singole aziende, e soprattutto senza occupazione. Prendendo spunto dalle difficoltà della Zadi di Carpi, Don Claudio Pontiroli, parroco di Quartirolo, anche a nome del Vescovo Tinti, chiede a tutti di fare uno sforzo straordinario per salvaguardare i posti di lavoro. “Perché – scrive Don Pontiroli – perdere il lavoro significa mettere in crisi la famiglia”. Un appello rivolto soprattutto alle banche che a parole si dicono vicine al territorio, ma nei fatti – denuncia il parroco di Quartirolo – non è così”. E poi, una richiesta forte alla politica perché rimetta al centro del suo impegno le politiche per la famiglia. “La Zadi – conclude Don Pontiroli – ha un portafoglio ordini pieno, ma paga una grave crisi finanziaria, tanto da rischiare la chiusura”. Da qui l’appello alle banche, perché imparino ad aspettare, mettendo al primo posto la salvaguardia del lavoro.


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