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Si aggrava la vertenza alla Pi.ca costruzioni di Nonantola. I 37 dipendenti denunciano il mancato pagamento degli stipendi e la Cgil minaccia di chiedere il fallimento dell’azienda minacciata dai casalesi.

Con le loro denunce Raffaele Cantile e Francesco Piccolo, i due soci che hanno fondato l’impresa edile Pi.ca costruzioni di Nonantola, hanno consentito di infliggere colpi durissimi al clan dei Casalesi di Modena, ma adesso si trovano a fare i conti con la crisi economica. Vivono sotto scorta e hanno resistito agli sgherri del superlatitante Michele Zagaria, che per convincerli a pagare il pizzo sono arrivati sino a far esplodere un ordigno davanti ad un loro negozio di sanitari per il bagno, ma adesso i problemi sono addirittura più gravi. Dallo scorso ottobre, infatti, la Pi.ca costruzioni non riesce a pagare lo stipendio ai 37 dipendenti, nonostante la cessione del ramo d’azienda che si occupa di gestioni cimiteriali. Solo piccoli acconti e il ricorso alla cassa integrazione strordinaria per 12 mesi, ma senza anticipi per i lavoratori. Una vicenda molto delicata che preoccupa non poco i rappresentanti di Fillea-Cgil. “Se entro giugno non si sblocca qualcosa – ci dice Simone Foresti – saremo costretti a chiedere il fallimento: il pagamento degli stipendi arretrati è un segnale indispensabile della reale volontà di rilanciare l’impresa da parte della proprietà”. Sino ad ora, nei quattro incontri tra le parti, l’azienda ha spiegato che le difficoltà erano dovute al blocco delle vendite immobiliari e a ritardi nei pagamenti dei committenti, anche di quelli pubblici. A loro si appellano lavoratori e sindacati per cercare di sbloccare la situazione. Domani una delegazione delle maestranze incontrerà il sindaco di Nonantola, Pierpaolo Borsari, ma un ruolo importante dovranno giocarlo anche le banche per impedire che dove non è riuscita la camorra, riesca la crisi economica. Interpump, prorogato il contratto di solidarietà Decisamente migliore la situazione per i 290 dipendenti della Interpump Hydraulics che hanno prorogato per altri 12 mesi il contratto di solidarietà siglato nel maggio di un anno fa. Per i 110 addetti dello stabilimento di Nonantola c’è ora la possibilità di guardare con maggior fiducia al futuro, nonostante l’orario di lavoro dimezzato e lo stipendio ridotto, integrato solo parzialmente dall’Inps. Soddisfatti per l’accordo raggiunto con la multinazionale di Reggio Emilia, che opera nei settori trasporti e costruzioni, sindacati e lavoratori che sottolineano come il ricorso ai contratti di solidarietà sia lo strumento più efficace per attraversare la crisi. “Purtroppo – commenta William Neri di Fiom Cgil Nonantola – le imprese sembrano preferire altri ammortizzatori sociali più impattanti per i lavoratori”.


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