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Alta tensione, stamattina, allo stabilimento Fini di via Albareto. I dipendenti hanno bloccato gli accessi, impedendo all’amministratore delegato di entrare in azienda.

Le macchine a bloccare tutti gli accessi e tanta rabbia. Stamattina i 40 dipendenti dello stabilimento Fini di via Albareto hanno alzato il livello della protesta e non sembrano intenzionati a mollare. Almeno sino a martedì prossimo, quando è già fissato un nuovo incontro in Confindustria. Di contro l’amministratore delegato, Andrea Ghia, cui stamattina è stato impedito di entrare in azienda, ha chiesto ai lavoratori di consentire l’accesso alle impiegate. La produzione, nello stabilimento di via Albareto, è ferma da almeno un anno, ma le funzioni amministrative del gruppo, noto per i marchi Fini, Le conserve della nonna e Il forno della nonna, fanno ancora capo alla sede modenese. Si spiega così l’alta tensione che regnava stamattina davanti ai cancelli e che minaccia di durare a lungo perché i 40 addetti alla produzione, in cassa integrazione praticamente da due anni, non sono intenzionati a mollare. “Anche perché – denunciano i sindacalisti che stanno seguendo la difficile trattativa – si parla sempre più spesso dell’ingresso di un nuovo socio che acquisirebbe i marchi, ma lascerebbe a casa tutti gli addetti alla produzione dello stabilimento di via Albareto”. Una soluzione ben diversa rispetto alle intese siglate tra proprietà, un fondo lussemburghese che all’inizio dell’anno ha ceduto il 30% alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna per ristrutturare il debito, sindacati e istituzioni. Nessun licenziamento in vista, invece, per l’amministratore delegato Andrea Ghia che ha ribadito l’impegno dell’azienda per ottenere dal Ministero il prolungamento della cassa integrazione sino al 21 dicembre. Una risposta che però non basta ai lavoratori che non vogliono rinunciare a produrre a Modena la pasta fresca e i tortellini di Fini. Parla la proprietàNel pieno della vertenza in corso, il Gruppo Fini ha diffuso una nota ufficiale in cui si sottolinea che lo scorso 29 marzo è stato completato il risanamento dell’azienda. Un risultato raggiunto con un’operazione da 22 milioni di euro, grazie alla conversione del credito da parte della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, nuovo socio di minoranza, e all’aumento di capitale deciso dall’azionista di maggioranza, il fondo Paladin capital partner. La proprietà – precisa nella nota – di puntare su un’ottica industriale di lungo periodo per il rilancio della storica azienda modenese,  dopo i problemi causati dalle precedenti gestioni più interessate allo sfruttamento del marchio. Per questo la società annuncia di essere alla ricerca di un partner industriale per il rilancio produttivo del gruppo, ma anche di essere già attiva per ampliare la gamma dei prodotti. Una svolta che il Gruppo Fini renderà esplicita partecipando ai prossimi mondiali di calcio, come sponsor e fornitore della nazionale italiana. 


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