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Il braccio di ferro continua. Stamattina i lavoratori della Salami sono tornati a presidiare i cancelli dell’azienda di via Emilia ovest per chiedere alla proprietà di tornare al tavolo delle trattative.

Un anno fa lottavano per avere gli anticipi della cassa integrazione, adesso nonostante qualche piccolo segnale di ripresa i dipendenti della Salami si battono per avere un contratto di solidarietà ed evitare 35 licenziamenti su 116 addetti complessivi. E’ lo specchio delle difficoltà che da 18 mesi attanagliano il sistema produttivo modenese, imprese ceramiche e metalmeccaniche in primis. Da una parte le proprietà alle prese con una ripresa che non arriva, che vorrebbero ridurre il personale, adeguandolo alle esigenze della nuova realtà produttiva; dall’altra i dipendenti impegnati in una difesa strenua del posto di lavoro. Perché altri, in giro, non ce ne sono. Anche per questo la vertenza alla Salami è preoccupante ed emblematica. Dopo due giorni di presidio con blocco delle merci in entrata e in uscita dallo stabilimento di via Emilia ovest, pare che l’azienda stia valutando, la possibilità di tornare a sedersi al tavolo delle trattative. Per i sindacati che chiedono anche a Confindustria di fare la propria parte, sarebbe già un successo. “Se riparte la trattativa – ci spiega Fernando Siena di Fiom Cgil – i lavoratori sono pronti a tornare subito in fabbrica, anche se alla Salami servirebbe un vero piano di rilancio industriale”.


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