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Si riapre la vicenda di Eugenio Scognamiglio, il delegato della Fiom licenziato dalla Maserati e reintegrato dal tribunale. “Ma l’azienda – denuncia la Cgil – pur pagandogli lo stipendio non gli consente di tornare al lavoro”.

Va bene lo stipendio, ma Eugenio Scognamiglio deve poter tornare in fabbrica a lavorare, come deciso dai giudici modenesi nell’ordinanza d’urgenza che imponeva alla Maserati il reintegro. La denuncia è della Fiom Cgil, il sindacato di cui Scognamiglio, era delegato di fabbrica, prima di essere licenziato in tronco dopo le proteste di fine 2008 per il mancato rinnovo contrattuale di 112 precari da parte della casa del tridente. Dopo un lungo braccio di ferro, culminato anche nello sciopero della fame dell’operaio, lo scorso 16 marzo, il tribunale di Modena ha imposto all’azienda il reintegro in via cautelare di Scognamiglio. “Ma la Maserati – attacca la Fiom – sta facendo di tutto per aggirare l’ordinanza, adducendo inaccettabili ragioni di sicurezza”. Difesa del diritto al lavoro anche alla Steton, l’azienda di Carpi che produce e vende macchine per la lavorazione del legno. Nei giorni scorsi, nella sede di Confindustria, a Carpi, è stato ratificato il mancato accordo sulla procedura di mobilità aperta per 27 degli attuali 37 dipendenti. Domani, con un presidio e uno sciopero di quattro ore, i lavoratori chiederanno la riduzione degli esuberi, l’allungamento degli ammortizzatori sociali e la disponibilità da parte dell’azienda a garantire la maggior copertura economica possibile. Sciopero ad oltranza con presidio davanti ai cancelli di via Olanda, invece, alla Bedini 1955. I lavoratori rivendicano il pagamento degli stipendi arretrati.


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