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Modena ha perso un quarto del suo export: 2,7 miliardi di euro in meno. Basta questo dato per fotografare la crisi e raccontare l’orribile 2009 dell’economia modenese. A preoccupare gli industriali la tenuta dell’occupazione.

L’anno nero dell’economia modenese si chiude con numeri da grande freddo. Ad eccezione di alimentare e biomedicale tutti i settori cruciali del manifatturiero fanno segnare perdite consistenti in termini di produzione e fatturato, con l’anno chiuso con una flessione superiore al 20% di entrambi gli indicatori rispetto al 2008. A pagare il prezzo più alto ceramico e metalmeccanico, a causa del crollo dell’export: complessivamente, 2,7 miliardi di euro in meno, un quarto del totale provinciale. Dati che incidono sulle aspettative a breve degli imprenditori raccolte da Confindustria. Per la metà di loro gli ordini nel primo trimestre non aumenteranno e, addirittura, uno su quattro ipotizza un calo dell’occupazione, uno dei pochi indicatori ad avere tenuto, grazie al massiccio ricorso alla cassa integrazione aumentata del 1400%, mentre quella straordinaria è incrementata dell’855%, in entrambi i casi molto più della media regionale e nazionale. “Per questo – ha sottolineato Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Modena – auspichiamo che il Governo dimostri buona volontà prolungando i termini della cassa integrazione, in modo da garantire la coesione sociale necessaria per uscire dalla crisi”. Nel frattempo, il presidente degli industriali modenesi segnala cinque strategie da seguire: crescita dimensionale delle aziende, dando vita alle reti di imprese; innovazione, in stretto rapporto con l’Università; infrastrutture, a cominciare dallo scalo merci di Marzaglia; internazionalizzazione, con tre nuove missioni in Cina, Brasile e Russia, e accesso al credito, per facilitare il quale, oltre alle convenzioni con le banche, è in arrivo un nuovo fondo da 3 miliardi.Indagine trimestrale su piccole e medie impreseUna salto all’indietro di una decina d’anni, in termini di produzione e fatturato per quanto concerne tutto il sistema produttivo modenese. Lo rivela la consueta indagine trimestrale di Cna eseguita su un campione di imprese associate. Ma la recessione globale che ha travolto anche la ricca Modena sembra allentare la morsa: la produzione delle imprese con meno di 50 dipendenti è infatti passata dal – 20,6% di fine settembre 2009 a -11,9% di fine dicembre. Un discreto recupero in termini percentuali ma ancora insufficiente per il sistema economico locale che complessivamente perde nel 2009 rispetto all’anno precedente un 16,8% per la produzione e un 17,5% per il fatturato. La flessione riguarda tutti i parametri aziendali e le piccole medie imprese sembrano soffrire maggiormente rispetto alle industrie a causa della maggiore dipendenza dal mercato interno. Analizzando ogni singolo settore particolarmente incoraggiante appaiono gli ordinativi, dall’Italia del settore alimentare che per il 2009 segna un timido +2,8%. Rallenta notevolmente la crisi anche nella maglieria per via degli ordinativi esteri mentre il biomedicale continua a fornire risultati di segno positivo, soprattutto nel fatturato estero che si porta a +32% con un guadagno di 10 punti rispetto al 2008. Continua a soffrire invece la meccanica, uno dei settori portanti del tessuto produttivo modenese, dove produzione e fatturato sono diminuiti di un quarto rispetto al 2008: tra il 20 e il 24 % il calo nel 2009 per produzione, fatturato e ordinativi. Secondo Cna la crescita che si attende per il 2010 non basterà a salvare tutte le imprese in crisi. L’associazione chiede interventi sul fronte creditizio ma anche interventi strutturali, che sul nostro territorio significano scalo merci, Bretella Campogalliano-Sassuolo e Cispadana. Si riapre la vertenza Emilceramicasi riapre la vertenza Emilceramica. Il Ministero secondo Filtcem Cgil avrebbe concesso la cassa integrazione per soli 12 mesi e per crisi aziendale e non per 24 e per ristrutturazione, come stabilito dall’accordo siglato in Regione, nell’aprile del 2009. Una decisione assunta in quanto l’azienda non avrebbe effettuato gli investimenti previsti nel piano industriale triennale per il rilancio del gruppo ceramico. In più, attacca il sindacato, Emilceramica ha aperto una procedura formale di mobilità per gli addetti dello stabilimento di Solignano, allargandola anche ad alcuni dipendenti degli uffici commerciali di Fiorano. Pertanto, Filctem chiede all’azienda di tornare sui suoi passi rispettando l’accordo siglato in Regione e, al contempo, si riserva di denunciare i vertici di Emilceramica per condotta antisindacale.


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