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Decolla il piano di salvataggio dei tortellini Fini. La Banca Popolare dell’Emilia Romagna entra in possesso del 30% del capitale. E il 9 febbraio in Confindustria si parlerà del futuro degli 80 dipendenti.

Per conoscere nel dettaglio il piano industriale bisognerà aspettare il 9 di febbraio quando le parti si incontreranno nella sede di Confindustria con la mediazione dell’assessore provinciale Francesco Ori, nel frattempo è partito il piano di salvataggio dei tortellini Fini. L’azienda alimentare fondata nel 1912 da Telesforo Fini ha depositato presso il Tribunale di Modena gli accordi di ristrutturazione del debito, che ora dovranno essere esaminati da un collegio di giudici della sezione fallimentare. Il piano, che per legge ha il consenso del 60% dei creditori, passa attraverso un aumento di capitale di 21 milioni e la trasformazione di una parte del debito in capitale da parte della Banca Popolare dell’Emilia Romagna che arriverà a detenere fino al 30% del capitale, a scapito del fondo finanziario Paladin che attualmente è al 90%. All’operazione hanno partecipato anche altri istituti di credito, tra cui la Bnl. Soddisfatto dell’operazione Rossano Carnevali della Flai Cgil: “Questa operazione ci voleva, è un modo per rafforzare la società e la Bper vantava un forte credito nei confronti del gruppo Fini”. A questo punto resta da capire se e in che modo verrà rilanciato il marchio. Nello stabilimento di Albareto, 40mila metri quadrati, ormai una cattedrale nel deserto, da tempo è ferma la produzione, trasferita in aziende contoterzite. Gli 80 dipendenti sono in cassa integrazione fino a maggio, la proprietà ha intenzione di chiedere la proroga, ancopra da capire se sarà cassa straordinaria per crisi o se si passerà dai patti in deroga della Regione. Certo quella che si prospetta all’orizzonte sarà un’azienda più leggera.


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