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Abbigliamento, ceramica. Commercio, biomedicale, la crisi non fa davvero sconti a nessuno. Ultime, in ordine di tempo, le difficoltà di Sportswear e Gambro.

Lavoro sempre più a rischio e crisi che tocca sempre più tutti i settori. L’ultima vertenza è quella che si è aperta alla Sportswear di Ravarino, l’azienda di abbigliamento che produce i famosi marchi C.P. Company e Stone Island. Domani i lavoratori incroceranno le braccia per 8 ore con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento per protestare contro l’intenzione della proprietà di aprire la procedura di mobilità per 50 addetti su 118. Il provvedimento, annunciato ai sindacati venerdì scorso, sarebbe collegato all’imminente cessione del marchio C.P. Company. Filtea-Cgil e rsu chiedono di scongiurare i licenziamenti con l’attivazione di tutti gli ammortizzatori sociali consentiti. Posti di lavoro sempre a rischio anche nel terziario, dove, secondo un’indagine di Confesercenti su 1200 imprese di commercio, servizi e turismo, nel 2009 c’è stato un calo degli occupati del 6,5% tra chiusure, blocco del turn over e licenziamenti. Niente di tutto questo alla Gambro, azienda del biomedicale di Mirandola, dovve però da ieri e per sei settimane è scattata la cassa integrazione per 170 tra operai ed impiagati. La decisione della multinazionale svedese sarebbe collegata ad un rallentamento del mercato nelle prime settimane di quest’anno. Un primo segnale di allarme per un settore, il biomedicale, che sino ad ora sembrava aver retto meglio di altri alla crisi mondiale. Non così per la ceramica dove i dati complessivi del 2009 evidenziano un calo della produzione del 30% e del 20% delle vendite. Complessivamente nel distretto sassolese sono poco meno di 10mila i lavoratori interessati da ammortizzatori sociali. Ma ce ne sono altrettanti in cassa integrazione o con contratti di solidarietà nel comparto delle macchine per ceramica. E purtroppo per il 2010 è attesa una nuova flessione delle vendite, nonostante gli investimenti delle imprese per una produzione sempre più di qualità fatta di piastrelle antibatteriche, fotovoltaiche, ipersottili e di design. Caporalato, l’allarme della Cgil Fillea Cgil lancia l’allarme caporalato e chiede al parlamento misure urgenti per contrastare questo fenomeno che, negli ultimi anni, complice la crisi, si sta sempre più diffondendo anche nel modenese. In particolare nel settore delle costruzioni. “Il protocollo sugli appalti pubblici – sottolineano dal sindacato – ha consentito di contrastare il fenomeno, ma non basta: la concorrenza sleale delle imprese che operano in condizioni di illegalità rischia di estromettere dal mercato quelle sane che rispettano le leggi ed il lavoro, con effetti devastanti per i lavoratori, spesso ridotti in schiavitù, senza tutele, diritti e sicurezza”. Per questo Fillea chiede al parlamento di , equiparare il caporalato al traffico di esseri umani, modificando il decreto legislativo che non lo considera un reato penale.   


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