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Sono entrate in vigore le nuove regole per l’esercizio dell’azione collettiva da parte dei consumatori danneggiati. Notizia non buona per i modenesi coinvolti e che hanno perso oltre 60 milioni di euro: la non retroattività della legge.

E’ scoccata al salto dei tappi di spumante, il 1° Gennaio, la class action all’italiana. Il primo giorno dell’anno è infatti il termine che lancia la nuova normativa per esercitare l’azione collettiva di tutela dei diritti dei consumatori, per danni o inadempienze contrattuali subiti da aziende. Novità che modificano nella sostanza l’impianto precedente che, dicono le associazioni dei consumatori, ne esce indebolito. Più che una festa vera e propria, insomma, l’arrivo della legge si limita ad essere un augurio perché, a ben guardare, tra le righe della norma presentata dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola come una modalità “più semplice, concreta ed effettiva di esercitare l’azione collettiva”, si leggono chiari i dubbi sull’efficacia di tale provvedimento. Primo fronte critico, che sbaraglia l’impostazione precedente data dal Governo Prodi, la non retroattività della normativa: sono interessati dal provvedimento soltanto gli illeciti commessi dopo il 15 Agosto 2009. E qua si apre lo squarcio tutto nostrano perché, stando così le cose, restano esclusi dall’esercizio dell’azione collettiva gli oltre 1500 modenesi che, solo per Federconsumatori, hanno perso qualcosa come 60 milioni di euro per i crack finanziari di Cirio, Parmalat, Leheman Brothers e i bond argentini. Un secondo ostacolo è dato dal fatto che i casi che possano rientrare in una class action debbano essere assolutamente “identici” o non se ne fa nulla. A ciò si aggiunge una parte poco chiara che riguarda la necessità di pubblicizzare, sia l’avvio dell’azione che la successiva sentenza, le fasi della class action: la nuova legge non chiarisce quale delle parti debba sostenere le spese, così come non spiega chi debba sostenere le spese per il pagamento dei legali. Ultimo fronte quello che riguarda le possibili questioni aperte contro pubbliche amministrazioni: chi paga, che azione si può promuovere e a cosa potranno essere condannate?


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