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L’anno orribile dell’economia mondiale si chiude per l’Emilia Romagna con un Pil in calo del 4,6%. Il dato è contenuto nel rapporto sull’economia regionale di Unioncamere, presentato oggi. Buone notizie, invece arrivano dall’export.

Pil in calo del 4e6%, lievemente meglio della media nazionale, ma sostanziale tenuta dell’occupazione, con il tasso di disoccupazione che non arriva al 4%, rispetto al 3,2 del 2008. L’anno orribile dell’economia mondiale si chiude per l’Emilia Romagna con immagini in chiaro scuro e una leggera ripresa dell’export. Sul fronte occupazionale va però sottolineato il ruolo determinante del massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali e, in particolare, di quelli in deroga applicati anche a tutte le piccole imprese di settori prima non coperti. Grazie al “Patto per attraversare la crisi” sottoscritto dalla Regione con le parti sociali e gli enti locali del territorio, sono stati sottoscritti 500 accordi di Cassa integrazione straordinaria, quasi 4500 quelli per gli ammortizzatori sociali in deroga. Provvedimenti che, complessivamente, hanno interessato ed evitato i licenziamenti per circa 40 mila lavoratori. “Nel 2010 – ha però sottolineato stamani Duccio Campagnoli, assessore regionale alle attività produttive – non basterà una ‘ripresina’, ma occorre un intervento straordinario, innanzitutto di politiche governative sino ad ora del tutto assenti, per salvaguardare e rilanciare il patrimonio dell’industria italiana”.Calo del Pil causato in massima parte dal crollo delle esportazioni, non a caso Modena e Reggio risultano dal rapporto Unioncamere le due province più colpite. Nel modenese, infatti, nei primi nove mesi dell’anno le esportazioni, sulla base dei dati diffusi oggi dalla Camera di commercio, sono calate del 26,1%, anche se il terzo trimestre ha fatto registrare una frenata del trend negativo, ancora però in linea con la media di questo maledetto 2009. E il futuro? Per l’anno prossimo Unioncamere prevede un recupero del Pil regionale dello 0,9%, dell’1,5% nel 2011, quando è attesa la ripresa dell’export. Acimac, fatturato in calo del 29,2%Secondo le prime stime di Acimac, il fatturato del settore dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per l’industria ceramica per il 2009 risulta in calo di circa il -29,2%. Il ridimensionamento del giro d’affari ha interessato nei dodici mesi appena passati la quasi totalità delle aziende del settore, eccezion fatta per quelle che operano in particolari nicchie produttive. A soffrire maggiormente sono state le piccole imprese con fatturati inferiori ai 5 milioni di euro, che rappresentano ancora la maggioranza numerica del settore seppur il loro peso sia pari solamente al 10% del totale. Queste realtà hanno subito ridimensionamenti superiori al -32%, in linea con i cali produttivi registrati dalle ceramiche clienti in Italia. Leggermente positive le previsioni del Centro Studi Acimac sul 2010. Segnali incoraggianti, seppur non consolidati, arrivano da alcuni mercati esteri, in particolare dai Paesi del Nord Africa, dalla Turchia e dell’America meridionale. Resta, invece, alta la preoccupazione sul mercato europeo previsto ancora in forte stallo.


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