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“Siamo pronti a salire anche noi sui tetti se l’azienda confermerà la volontà di chiudere”. C’è rabbia e disperazione nelle parole dei 54 dipendenti della Lar di Formigine che stamattina hanno dato vita ad uno sciopero di 8 ore.

Finita la cassa integrazione ordinaria, per i 54 dipendenti della Lar di Formigine, storica azienda di materie plastiche, oggi doveva riprendere la produzione a pieno regime. Ma stamattina i lavoratori hanno incrociato le braccia, per le prime 8 ore di sciopero delle 24 previste, per protestare contro l’intenzione manifestata mercoledì scorso dalla proprietà ai sindacati di cessare l’attività. Colpa della crisi, di un calo degli ordini, di commesse ridotte, ma anche di difficoltà del settore che si trascinano da anni e che hanno visto la Lar ridurre costantemente il personale in servizio. L’ultima ristrutturazione era avvenuta solo all’inizio del 2008. Un quadro a tinte fosche, ma i dipendenti chiedono all’azienda di non mollare, di cercare nuovi mercati, puntando sui prodotti più innovativi come l’oggettistica di arredamento in plastica e su quelli isotermici, come i frigo da campeggio, che negli ultimi anni hanno rappresentato le commesse più importanti dell’azienda. Un accorato appello, anche perché di lavoro in giro ce n’è davvero poco e la disperazione fa dire ai dipendenti della Lar di essere pronti ad azioni clamorose. Per ora – assicurano i sindacati – la trattativa resta aperta e un nuovo incontro con la proprietà a Confindustria è fissato per lunedì prossimo. La priorità resta quella di scongiurare l’apertura formale delle procedure di mobilità.


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