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Dal confronto sindacale agli effetti della crisi sull’occupazione. Anche nel terzo trimestre nelle imprese con meno di 50 dipendenti i dati sono tutt’altro che incoraggianti.

Occupazione, l’allarme resta rosso, soprattutto nelle imprese con meno di 50 dipendenti. Tra luglio e settembre, il saldo tra assunti e licenziati nelle oltre 4400 aziende monitorate da Cna, per più di 24600 addetti, è stato negativo. 357 posti di lavoro in meno, l’1,9%. Ancora una volta i settori più in crisi sono quelli del manifatturiero e delle costruzioni, mentre tengono i servizi, in particolare acconciatura e autoriparazione. Addirittura in crescita l’occupazione nel turismo, grazie alle assunzioni temporanee per la stagione estiva. Notizie migliori arrivano, invece, dall’analisi delle dinamiche contrattuali: a fronte del calo dei posti di lavoro, rimane stabile la cosiddetta “buona occupazione”, cioè la percentuale di posti di lavoro a tempo indeterminato, superiore all’85%. In controtendenza le costruzioni. Un calo, questo, determinato dalla chiusura di piccole imprese, spesso ad imprenditoria straniera. Il segno meno è la regola anche analizzando le dinamiche occupazionali dei singoli territori, con l’unica eccezione, peraltro corrispondente ad appena tre posti di lavoro in più, del distretto ceramico. La crisi, dunque, continua a mordere anche se a settembre, per la prima volta negli ultimi dieci mesi, nelle piccole aziende è calato il ricorso alla cassa integrazione, anche se rispetto all’anno scorso l’aumento è stato del 1100%. “Il sistema produttivo modenese – commenta Luigi Mai, presidente di Cna – ha perso in termini di produzione e fatturato tra il 20 ed il 30%. Ciò significa che occupazione ed aziende dovranno affrontare un doloroso processo di ristrutturazione che va affrontato in modo deciso. Ad esempio, con un allungamento della cassa integrazione”.


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