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Marazzi, prove di dialogo. Dopo lo sciopero di due giorni fa, lunedì prossimo presso Confindustria Ceramica i vertici aziendali e i sindacati torneranno a confrontarsi sul riassetto del gruppo. E la proprietà smentisce le cifre diffuse sino ad ora sui possibili esuberi.

Marazzi, prove di dialogo. Dopo lo sciopero di due giorni fa, lunedì prossimo presso Confindustria Ceramica i vertici aziendali e i sindacati torneranno a confrontarsi sul riassetto del gruppo. E la proprietà smentisce le cifre diffuse sino ad ora sui possibili esuberi… “Le cifre sino ad oggi circolate non trovano alcun riscontro nel percorso proposto dall’azienda ai sindacati”. Incassato il riuscito sciopero di lunedì scorso, la proprietà del gruppo Marazzi riapre al dialogo con sindacati e lavoratori sul piano di riorganizzazione proposto, ma lo fa escludendo che alla fine ci siano 360 esuberi. Se ne saprà di più già da lunedì prossimo, 19 ottobre, quando sindacati e rsu incontreranno presso Confindustria Ceramica i vertici della Marazzi e ribadiranno la loro contrarietà alla prevista chiusura di due stabilimenti. “Dall’esito – dicono le organizzazioni dei lavoratori impegnate nella vertenza– dipenderanno le azioni di lotta”. Di contro, l’azienda ricorda che il piano di sviluppo, con 90 milioni di euro investiti, è stato messo a punto proprio per salvaguardare l’occupazione nel distretto sassolese, evitando di delocalizzare la produzione. Anche se l’azienda ribadisce la necessità di “riequilibrare la capacità produttiva al modificato profilo della domanda”. Inevitabile, comunque, il ricorso alla cassa integrazione. Ricorso agli ammortizzatori sociali che per la prima volta riguarda anche la Ferrari. La casa di Maranello ha infatti aperto la procedura per una settimana di cassa integrazione ordinaria dal 9 al 13 novembre, per il 15% dei dipendenti. Le minori attività svolte per la Maserati e le previsioni sulla produzione, in calo rispetto ai record dello scorso anno, hanno determinato la decisione. “Un modo – spiega una nota del Cavallino rampante – per salvaguardare i livelli occupazionali”. Buone nuove invece per il Gruppo Cremonini che, sfidando la crisi, si appresta ad aprire un nuovo stabilimento per la produzione di hamburger a Mosca, destinati prevalentemente per servire tutti i McDonald’s ru


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