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Lavoratori della Nacco in presidio permanente davanti allo stabilimento di via Emilia est contro l’ipotesi di chiusura e domani c’è lo sciopero nazionale dei metalmeccanici di Fiom – Cgil.

Contro il contratto separato, firmato da Fim e Uilm, e per avere regole certe di democrazia sindacale. Domani a Firenze scendono in piazza gli operai della Fiom, la rappresentanza più numerosa della categoria, 1500 quelli che arriveranno da Modena sui 30 pullman organizzati dalla Cgil. Uno sciopero nazionale che rende evidente la frattura tra le organizzazioni sindacali in fatto di contrattazione, ma che inevitabilmente diventa occasione per presentare le richieste della Fiom contro la crisi, a cominciare dall’estensione degli ammortizzatori sociali ai lavoratori che ne sono oggi esclusi, per tipologia contrattuale o dimensione aziendale, e dal blocco dei licenziamenti. Ma la cronaca economica degli ultimi giorni è tutt’altro che incoraggiante come dimostra la vicenda della Nacco, dove i 90 dipendenti messi in mobilità dalla multinazionale statunitense dei carrelli elevatori, in attesa degli incontri istituzionali della prossima settimana, stanno dando vita ad un presidio permanente davanti allo stabilimento di via Emilia est. E sempre domani sciopereranno anche i 160 addetti della Granarolo di Soliera contro la chiusura annunciata dal Gruppo lattiero-caseario degli stabilimenti di Novara e Castel San Pietro. Chiusura che presto potrebbe riguardare anche il colorificio Create di Finale Emilia, messo in liquidazione dalla proprietà. Effetto collaterale della crisi del settore ceramico. Intanto continua la guerra di numeri sul piano di ristrutturazione presentato dal Gruppo Marazzi. A fronte di 366 esuberi, l’azienda propone la ricollocazione di 170 lavoratori, in sostituzione però di 120 interinali. Un saldo inaccettabile per i sindacati che confermano lo sciopero di lunedì prossimo, con presidio davanti alla sede centrale di via Regina Pacis a Sassuolo.Parla l’esperto   Tra giugno e settembre un’impresa su tre, secondo Confindustria, una su quattro per Confesercenti, ha visto rifiutarsi una richiesta di credito da una banca. L’impressione è che le banche abbiano dato un giro di vite a fidi e prestiti. Un atteggiamento pericoloso per l’economia reale ma anche segnale della difficoltà delle banche ad avere indietro quanto prestato – ha ricordato oggi a Trc Cesare Bisoni, professore di Economia delle aziende di credito della Facoltà di Economia Marco Biagi e vice presidente UniCredit Corporate Banking: “Ciascuno deve fare la sua parte – ha detto – le banche devono valutare al meglio le imprese, selezionando quelle che meritano di essere finanziate; gli imprenditori devono valutare la possibilità di capitalizzare ancora di più le loro imprese”. Sino ad ora il massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali ha consentito alle aziende di resistere al calo degli ordini, ma anche oggi il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha ribadito che la ripresa dopo la crisi si preannuncia lenta e fragile” ed è quindi tanto più necessaria “la ricostruzione del sistema finanziario”. Le imprese chiedono alle banche di dare loro ossigeno ma va rivisto l’accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche.  Basilea 2 deve essere rivista e sarà rivista, ormai è convinzione di tutti, a cominciare dal governatore Draghi”.  


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