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Ieri Nacco e Mtn di Carpi, oggi Fini e Marazzi, l’elenco delle aziende in difficoltà o in ristrutturazione si allunga ogni giorno. A preoccupare è soprattutto la tenuta dell’occupazione.

L’elenco delle imprese modenesi a rischio si allunga ogni giorno. Quasi fosse un bollettino di guerra. E cresce il numero dei lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Ieri è toccato ai 90 dipendenti della Nacco di via Emilia Est, cui la proprietà una multinazionale statunitense ha annunciato la messa in mobilità. Lunedì i lavoratori saranno ricevuti in Provincia dal Presidente Sabattini e dall’assessore Ori che hanno già assicurato il loro impegno per cercare di garantire la continuità dell’azienda di carrelli elevatori, evitando i licenziamenti. Va appena meglio alla Mtn di Carpi, dove ai dipendenti è stato annunciato il trasferimento in toto alla sede di Pavia, a partire dal prossimo gennaio. E trasferimenti ci saranno anche alla ceramica Marazzi. Ieri sera a Confindustria, il gruppo ha presentato un piano di sviluppo che prevede un investimento di 90 milioni da parte dell’azienda ma anche alcuni accorpamenti fra gli stabilimenti. La dirigenza ha però assicurato che la razionalizzazione del lavoro non comporterà licenziamenti ma il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per far fronte alla contrazione degli ordinativi. Piano bocciato dai sindacati che hanno già indetto uno sciopero di otto ore per lunedì prossimo 12 ottobre, con presidio davanti alla sede centrale di via Regina Pacis a Sassuolo. Secondo i sindacati infatti la riorganizzazione metterebbe a rischio quasi 360 posti di lavoro. “Un piano – attacca Luigi Tollari, segretario provinciale della Uil – che volendo adeguare la forza lavoro alla richiesta produttiva, scarica su famiglie e comuni il costo della crisi”. Ancor più preoccupante lo situazione dello storico stabilimento Fini di Albareto e dell’intero gruppo che fa capo al fondo di investimento Paladin Capital. Il fallimento pare essere una possibilità concreta, a meno di un intervento della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che nel bilancio 2008 vantava crediti per oltre 40 milioni. E poco fa, in una nota ufficiale, il Gruppo Fini assicura che l’intesa con gli istituti bancari di riferimento per procedere alla ricapitalizzazione della società è vicina. L’intervento diretto dell’azionista di maggioranza, la società di investimento Paladin Capital, specificano i vertici del Gruppo Fini, consentirà il salvataggio dello storico marchio, premessa per il rilancio dell’impresa, con la possibile realizzazione di un nuovo sito produttivo nel modenese.


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