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Lo stabilimento della Nacco ha avviato la procedura di mobilità per la novantina di dipendenti. A sorpresa, perché non sembrava che per l’azienda la crisi fosse così grave, la fabbrica chiude.

E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia che l’azienda avrebbe chiuso entro la fine dell’anno. A comunicarlo Francois Sarfontaine, amministratore delegato, che non vede speranze, nel lungo periodo, di salvezza per lo stabilimento modenese. E’ per questo che i lavoratori della Nacco, una novantina, un’azienda metalmeccanica di Modena, situata su via Emilia Est, si sono riversati in strada protestando contro la decisione assunta dalla multinazionale statunitense che, dalla fine degli anni ’90, è proprietaria dell’impresa. Negli ultimi mesi, il ricorso alla cassa integrazione non era stato massiccio. Tanta quindi la rabbia e la preoccupazione dei lavoratori, c’è stato anche qualche momento di tensione con i dirigenti dopo la comunicazione della messa in mobilità, tanto che sul posto sono arrivate le forze dell’ordine. Ora la parola passa ai sindacati: La Fiom Cgil ha già annunciato che saranno messe in campo tutte le azioni possibili per scongiurare i licenziamenti. Il piano MarazziLe ceramiche Marazzi, invece, hanno presentato ieri sera a Confindustria, e alla presenza dei sindacati, un piano di sviluppo che prevede un investimento di 90 milioni da parte dell’azienda ma anche alcuni accorpamenti fra gli stabilimenti. La dirigenza ha però assicurato che la razionalizzazione del lavoro non comporterà licenziamenti ma il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per far fronte alla contrazione degli ordinativi.


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