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Secondo molti analisti il momento peggiore ce lo stiamo lasciando alle spalle, ma la ripresa sarà lenta e soprattutto sembra non si tradurrà automaticamente in ossigeno per il mercato del lavoro.

I parametri sono ancora molto negativi, ma, nel secondo trimestre, la loro caduta sembra essersi attenuata: è su questo che poggiano molte delle aspettative e delle speranze per i prossimi mesi. La tanto invocata ripresa si preannuncia, però, lenta e condizionata da quello che sarà l’andamento del commercio internazionale. Su questo, poi, incombe una “nuvola nera”, la preoccupazione più volte ribadita dai sindacati: se un’inversione di tendenza si va delineando, questa non comporterà automaticamente un miglioramento per il mercato del lavoro che, anzi, secondo alcuni osservatori, sta per entrare nella sua fase più critica. Le ore di cassa integrazione ordinaria, in provincia di Modena, sono aumentate del 400%. Le rilevazioni parlano chiaro: nel secondo trimestre del 2009 i volumi prodotti dalle nostre imprese sono calati di oltre il 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il fatturato ha subito una contrazione superiore al 22%. La Camera di commercio, la settimana scorsa, ha reso noto anche il dato sull’export: una contrazione sui primi cinque mesi pari al 26,9%. Un parametro fondamentale se si tiene conto che, ad esempio, il 53% delle oltre mille imprese associate a Confindustria Modena colloca abitualmente all’estero più di un terzo del proprio fatturato. In realtà, i primi segnali di un miglioramento, anche lento, arrivano proprio dall’estero, quella che, invece, continua a preoccupare è la domanda interna. Gli imprenditori hanno sospeso gli investimenti e le famiglie vedono davanti ancora molte incognite. I settori più colpiti da questa congiuntura internazionale negativa sono quelli che storicamente hanno trainato la nostra economia: il meccanico, l’elettronico e il ceramico, e relativo indotto. L’analisi di Pietro Ferrari La più grande crisi mondiale dal ’29, con una caduta di ordinativi, a livello provinciale, del 30%. Il solo settore metalmeccanico ha perso quasi un miliardo di euro nelle esportazioni. Un’analisi disincantata quella di Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Modena, ospite di Trc-Telemodena nell’edizione del telegiornale delle 14. “La crisi si farà sentire da adesso in avanti in modo rilevantissimo. Il 2010 sarà un anno durissimo, ma la voglia di fare impresa è rimasta intatta. I tempi dell’economia richiedono una digestione complicata, ha detto Ferrari. “A Modena però l’occupazione ha tutto sommato tenuto, grazie alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà. E’ vero però che le aziende dovranno ristrutturarsi e ridimensionarsi”. Il vero ammortizzatore sociale – per il numero uno di Confindustria Modena – è lo scalo di Marzaglia, dove far convergere il traffico merci di Modena, Rubiera e Reggio Emilia. In una crisi economica come quella attuale, il ripensamento di una logistica delle merci su ferro è fondamentale.  


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