in:

Lehman Brothers, 365 giorni fa, il nome era noto solo agli addetti ai lavori. Nel giro di una notte è diventato l’incubo di miliardi di persone in tutto il mondo.

La storia si nutre di date simbolo. Il 14 settembre 2008, in Italia era la notte del 15, sarà per sempre il giorno del fallimento di Lehman Brothers. Un crac che ha travolto buona parte delle nostre certezze e un intero sistema finanziario: la più grave crisi economica dal 1929, ancora più mondiale. Un anno dopo, dal mondo arrivano segnali contrastanti. I salvataggi di Stato di molte banche hanno scongiurato il peggio, ma ancora non sono state varate regole finanziarie anti-furbetti e a tutela degli investitori. Sul fronte dell’economia reale, la crisi produttiva pare aver toccato il fondo, ma la ripresa è lentissima, anche se in agosto, il mercato europeo dell’auto, trainato da Fiat ha dato segnali di ripresa. In Italia, le regioni più colpite sono state quelle ricche e produttive, Modena in primis. I numeri del primo semestre sono angoscianti, tanto che ormai sindacati e lavoratori esultano quando si firmano gli accordi per la cassa integrazione, Nuova Fima e Cherry Grove gli ultimi due casi. La produzione industriale è calata del 30%. Le assunzioni del 43, con oltre 2500 nuovi iscritti alle liste di mobilità, 11mila disoccupati e 2 milioni e mezzo di ore di cassa integrazione richieste. Un’enormità. Ma il crac Lehman si porta con sé altri effetti. In questi giorni la banca americana ha ufficializzato i nomi dei creditori, tra cui Banca Popolare dell’Emilia Romagna per 2,6 milioni e Gruppo Hera. Vittime dei derivati, ma in buona compagnia, visto che tra le 70 imprese italiane che vantano crediti con Lehman ci sono tutte le più importanti, compreso il Ministero dell’Economia. E questo senza considerare l’esposizione legata alle obbligazioni. Ultimo aspetto, il crollo delle entrate fiscali per lo Stato. Oltre 8 miliardi in sette mesi, che il Governo punta a recuperare, in parte, con lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall’estero che scatta oggi. Le stime sulla base dei precedenti condoni dell’era Tremonti variano tra i 60 e i 90 miliardi complessivi, dai 3 ai 4,5 miliardi per lo Stato. Imprese, lavoratori, banche, Stato: un anno dopo le ferite del crac Lehman sanguinano ancora.


Riproduzione riservata © 2016 TRC