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La Confederazione italiana agricoltori lancia l’allarme “mele estive” anche nel modenese.

Nel veronese, una delle zone vocate per questa produzione, l’allarme è alto. Qualche produttore si sta domandando se, a queste condizioni, sia più conveniente raccogliere la frutta o se, invece, dare per persa la stagione e non aumentare i costi aggiungendovi anche quelli della raccolta. Anche nel modenese, la produzione di mele estive, una nicchia di mercato altamente specializzata, sta attraversando un periodo di crisi. Quest’anno, infatti, le quotazioni all’origine della varietà gala, la prima mela che consumiamo in questo periodo, non supera i 20 centesimi al chilo a fronte di costi produttivi che sfiorano i 34 centesimi. Sui banchi e nei negozi, invece, al consumatore finale questo prodotto delle nostre campagne viene a costare tra 1 euro e 20 e 1 euro e 30 centesimi. Gli agricoltori lamentano, tra le altre cose, le vendite promozionali troppo spinte e sottocosto da parte della grande distribuzione. “A stagione frutticola inoltrata – ribadisce, infatti, la Cia, Confederazione italiana agricoltori di Modena – invitiamo la grande distribuzione a mantenere sui banchi della spesa prezzi equilibrati delle produzioni, soprattutto quelle locali, valorizzandone così l’alta qualità perchè l’andamento del prezzo in campagna tende, ancora una volta, a un’eccessiva penalizzazione della parte produttiva della filiera”. Intanto la crisi occupazionale che ha costretto molti operai alla cassa integrazione o alla messa in mobilità ha fatto riscoprire, anche nella nostra provincia, l’agricoltura. Quest’anno sono stati molti più del solito i modenesi che hanno fatto richiesta di assunzione per la raccolta della frutta, da anni ormai una attività svolta quasi esclusivamente da lavoratori stranieri. Etichettatura latte e formaggioE sempre dal mondo delle campagne arriva il plauso di Confagricoltura Modena per lo schema di decreto ministeriale che prevede l’etichettatura d’origine per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Si tratta di una norma che, se approvata, dicono a Confagricoltura, darà ulteriori certezze e tutele per i consumatori e valorizzerà l’agro-alimentare italiano. La tracciabilità del prodotto, anzi, deve essere estesa anche ad altri comparti, in particolare a quello delle carni suine, costretto, da tempo, a una produzione sottocosto viste le importazioni massicce di animali allevati all’estero in condizioni e con sistemi completamente diversi da quelli garantiti in Italia.


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