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E’ allarme occupazione. A lanciarlo, il riconfermato presidente modenese della Cna, Luigi Mai. “A fine maggio – ci ha detto stamattina – più del 12% dei lavoratori delle nostre imprese associate erano in cassa integrazione, ma il vero rischio è che in autunno molte aziende chiudano”.

La crisi ha probabilmente raggiunto il suo apice, ma per la ripresa ci vorrà molto tempo e gli effetti su ordini e fatturato non si vedranno prima del 2010. E’ la stima della Cna modenese sulla base dei dati relativi al primo trimestre dell’anno delle oltre 15mila imprese associate e delle stime del Pil. La crisi tocca tutti i settori, ad eccezione del biomedicale, l’unico in positivo grazie all’export. Ad essere più colpite le piccole e medie imprese dei settori tradizionalmente più forti: ceramica, meccanica, mezzi di trasporto, apparecchiature elettriche, prodotti in metallo. Meno grave la flessione per alimentare e maglieria che però avevano già pagato un prezzo pesante negli anni scorsi alla concorrenza dei Paesi in via di sviluppo. Un analisi pesante, quella della Cna, da profondo rosso, con la possibilità a settembre di preoccupanti ripercussioni sull’occupazione. A fine maggio, l’associazione sulla base delle 37mila buste paga elaborate, stima che oltre il 12% degli addetti, quasi 4500 persone, sia in cassa integrazione, ma il rischio, secondo il riconfermato presidente Luigi Mai, è che molte aziende in difficoltà non riaprano dopo l’estate. Una situazione allarmante, anche perché secondo l’associazione le misure messe in campo dal Governo per le piccole e medie imprese sono insufficienti, a cominciare dagli sgravi fiscali per ricerca e sviluppo, esauriti – denuncia Cna – nei primi 40 secondi, dopo l’apertura del bando.


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