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Presidio dei lavoratori, domani, davanti alla Fini di Albareto. Mancano i soldi e non ci sono garanzie sul piano di ripresa. Dal 12 giugno nello stabilimento si ferma definitivamente la produzione.

Crisi di liquidità e di volumi di vendita, una situazione che si è aggravata negli ultimi mesi e che ha portato il Gruppo Fini a decidere di chiudere lo stabilimento di Albareto. Da venerdì 12 si ferma del tutto la produzione della pasta ripiena fresca, l’unica rimasta dopo lo spezzatino del marchio e la cessione a terzi degli altri rami dell’azienda. La ristrutturazione affrontata nell’ultimo anno con l’accesso alla cassa integrazione straordinaria per buona parte dei dipendenti e la riduzione di una trentina di addetti non sono serviti a risollevare le sorti dell’azienda – commenta Rossano Carnevali della Flai Cgil. Il piano di salvataggio prevede il trasferimento della produzione in uno stabilimento più piccolo per ridurre i costi di gestione, ma l’impegno è legato a risorse finanziarie che l’azienda oggi non ha. La tensione tra i lavoratori è molto alta; per domattina, davanti ai cancelli dello stabilimento, i sindacati di categoria e le Rsu hanno organizzato un presidio per chiedere attenzione e risposte chiare sul piano di ripresa. L’azienda alimentare modenese era stata fondata nel 1912 da Telesforo Fini, negli ultimi anni è passata di mano varie volte: dopo la cessione alla Kraft, c’è stata la gestione della Malgara Chiari & Forti, e ora dell’L Capital, un fondo finanziario che fa capo alla Luis Vuitton, proprietario anche di ‘Conserve della nonna’ di Ravarino.


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