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Da venerdì 12 giugno si ferma la produzione dello stabilimento Fini di Albareto. Per un anno i 32 operai resteranno in cassa integrazione straordinaria, in attesa che l’azienda trovi le risorse per ripartire. Ma sindacati e operai sono preoccupati e mercoledì prossimo manifesteranno davanti all’azienda.

“Rischiamo di perdere uno dei marchi storici dell’industria modenese”. Non ci gira intorno Pier Secondo Mediani della Fai Cisl parlando dello stabilimento Fini di via Albareto: il 12 giugno si ferma la produzione e non ci sono garanzie sul futuro. Certo c’è l’impegno dell’azienda a spostare la produzione in un altro capannone (quello attuale ha costi altissimi e dei 40mila mq ne vengono utilizzati solo 4mila) ma i 32 dipendenti andranno in cassa integrazione senza sapere se, dopo un anno, avranno ancora un lavoro. Alla fine di aprile ci sono stati diversi incontri: in Confindustria, nella sede della Provincia di Modena e con i lavoratori, ma per il momento non c’è alternativa alla cassa integrazione straordinaria, questa volta chiesta per crisi industriale. I lavoratori temono che sia la fine dell’azienda alimentare fondata nel 1912 da Telesforo Fini, negli ultimi anni passata di mano varie volte: dopo la cessione della famiglia Fini, c’è stata la Kraft, la Malgara Chiari & Forti, e ora l’L Capital, un fondo finanziario che fa capo alla Luis Vuitton, proprietaria anche di ‘Conserve della nonna’ di Ravarino. Ed era proprio a Ravarino che la finanziaria sembrava voler spostare la produzione della pasta ripiena fresca, un progetto che avrebbe portato al rilancio dell’azienda ma che si è rivelato troppo costoso, almeno 7-10 milioni di euro: troppi per il Gruppo Fini che ha chiuso il 2008 con una perdita di 17 milioni di euro. “Il problema è che a gestire le aziende devono essere gli industriali e non le finanziarie” – taglia corto Mario Gaetano Zoin, Fai Cisl, che ricorda la fallimentare la gestione Malgara Chiari & Forti, con il marchio ridotto a uno spezzatino e ceduto in licenza a terzi. Il risultato – commenta il sindacalista – è stato non solo l’impoverimento della produzione e della rete distributiva, ma anche lo scadimento della qualità del prodotto. Mercoledì 3 giugno i sindacati organizzeranno un presidio davanti all’azienda; da venerdì 12 gli operai saranno a casa. Intesa raggiunta alla Salami Intesa raggiunta, invece, alla Salami. Ieri in Provincia è stato firmato l’accordo tra direzione aziendale, Confindustria, sindacati e rsu. L’intesa prevede un anno di cassa integrazione straordinaria, a partire dal 1° giugno, a rotazione tra tutti i 121 lavoratori dell’azienda modenese che produce componenti oleodinamici. Nei prossimi mesi, poi, la Salami presenterà un piano industriale di rilancio della produzione, mentre la Provincia si è impegnata ad organizzare corsi di formazione per i lavoratori in cassa integrazione.


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