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17 anni dopo, tornano a riunirsi gli stati generali della cooperazione modenese, per fare il punto sulla crescita del movimento e sulle risposte da mettere in campo contro la crisi. Stamattina la presentazione del percorso che porterà a realizzare la terza conferenza provinciale.

L’ultima volta fu 17 anni fa, in economia: un’era geologica. Da allora il movimento cooperativo modenese è cresciuto in modo esponenziale, con un giro d’affari delle 428 imprese aderenti alle tre centrali Legacoop, Agci e Coonfcoperative che nel 2008 ha sfiorato i 7 miliardi di euro. Il 10% del valore aggiunto dell’economia modenese. Ancora maggiore il peso delle oltre 24mila persone occupate, il 12%, più della metà donne e 9 su 10 con contratto a tempo indeterminato. Una realtà fondamentale per il sistema economico e sociale modenese, garanzia di coesione sociale, di benessere diffuso e di equa redistribuzione della ricchezza. Una storia, quella della cooperazione, non solo modenese, ma che qui ha messo radici più forti e più stabili, come dimostrano tutti gli indicatori economici, grazie all’azione di 379mila soci. Numeri straordinari da cui parte il progetto della terza conferenza provinciale, la prima fu negli anni settanta, che in tempo di crisi ha anche il compito di provare a definire una serie di azioni per costruire le condizioni per cogliere la ripresa quando arriverà. Per preparare gli stati generali della cooperazione modenese sono stati costituiti sei gruppi di lavoro: cinque settoriali, abitazione, agroalimentare, produzione e lavoro, distribuzione e servizi, e uno che si dedicherà a temi trasversali come i valori, la governance e gli strumenti del fare impresa. Mentre in Italia si fa sempre più fatica a trovare modi e ragioni d’incontro, ne è un caso la recente spaccatura tra i sindacati, gli stati generali della cooperazione discuteranno anche di unità. Un tema caro al presidente di Legacoop Roberto Vezzelli.


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