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“Incontrare al più presto i vertici aziendali per discutere del piano industriale di Iris Ceramica e dare risposte urgenti al lavoratori circa il futuro dei posti occupazionali”. A fabbriche riaperte è questa ora la priorità dei sindacati nella difficile vertenza con il gruppo ceramico di proprietà di Romano Minozzi.

Hanno riaperto stamattina i cancelli dell’Iris ceramica e degli altri stabilimenti dove si producono le materie prime di proprietà di Romano Minozzi. Da subito al lavoro il personale necessario per far ripartire l’attività produttiva: manutentori, magazzinieri, addetti ai forni e alle materie prime. Entro mercoledì, in maniera graduale, dovrebbero rientrare in fabbrica almeno 500 operai e già entro stasera l’azienda comunicherà ad ogni singolo lavoratore la data della ripresa del lavoro. Saranno invece circa 250 gli operai che proseguiranno la cassa integrazione, che era scattata già settimane prima della decisione del consiglio di amministrazione di Iris ceramica di mettere in liquidazione la società. Operai al lavoro dunque ma col fiato sospeso. Già questa settimana i sindacati chiederanno l’incontro con i vertici aziendali per dare inizio alle trattative sul piano industriale: obiettivo salvare il maggior numero possibile di posti ma dare anche risposte urgenti a tutto il personale sul loro futuro.La messa in liquidazione dell’azienda è stata intanto congelata al termine di una delicata riunione che si è tenuta venerdì scorso l’amministratore delegato Giuseppe Pifferi deve infatti sottoporre il verbale di accordo all’assemblea dei soci dell’azienda. Proposta che ha invece ricevuto il consenso unanime da parte dei lavoratori nell’assemblea che si è svolta sabato pomeriggio. I sindacati si sono impegnati a rincontrare i lavoratori entro la prima decade di febbraio. Intanto secondo l’emittente televisiva Telereggio tra le aggravanti della crisi di Iris non ci sarebbero solo difficoltà del settore ma anche investimenti in borsa non remunerativi.


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