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Torniamo a parlare della vicenda Iris Ceramiche. Per i lavoratori in sciopero, è trascorsa la prima notte davanti ai cancelli per presidiare gli ingressi degli stabilimenti. Venerdì si riunirà di nuovo il tavolo istituzionale. Interviene per la prima volta Minozzi:"Impossibile fare altro".

Cataste di legna e di pallet per alimentare il fuoco, una tenda di fortuna dove ripararsi e consumare uno spuntino frugale. E’ trascorsa così la prima notte di presidio davanti ai cancelli degli stabilimenti, per impedire l’ingresso e l’uscita di mezzi e merci, dei dipendenti di Iris Ceramiche. Dopo lo sciopero ad oltranza deciso ieri, nel corso dell’infuocata assemblea andata in scena al Teatro Astoria di Fiorano, i 750 dipendenti dell’azienda si sono organizzati per presidiare tutti gli stabilimenti di proprietà di Romano Minozzi, anche quelli non interessati dalla messa in liquidazione volontaria, Technokolla di Sassuolo, GranitiFiandre e Ariostea di Castellarano. “Ce ne andremo – dicono i lavoratori in sciopero – solo quando la proprietà cambierà la decisione assunta”. Da giorni, infatti, i sindacati chiedono a Minozzi di varare un nuovo piano industriale che ricomprenda tutte le aziende e tutti i lavoratori del Gruppo. “Pensare ad esuberi – hanno ribadito ieri – è inevitabile, la chiusura totale di Iris Ceramiche va invece assolutamente evitata”. Proposta che hanno ribadito nel corso della prima riunione del tavolo istituzionale svoltosi ieri nel tardo pomeriggio presso la sala Biasin del Comune di Sassuolo. Un incontro seguito con trepidazione da tanti lavoratori anche se di passi in avanti ne sono stati fatti pochi. L’avvocato Enrico Gragnoli, che assiste il liquidatore ed ex ad di Iris Ceramiche, Giuseppe Pifferi, ha ribadito la disponibilità a trattare, anche se all’interno degli stretti margini fissati nell’atto ufficiale del cda dell’azienda dello scorso 5 gennaio. Dal canto loro le istituzioni hanno confermato che faranno tutto il possibile per scongiurare una decisione che potrebbe avere effetti devastanti per l’intero distretto. E per venerdì è già fissato un nuovo incontro, dopo che Regione ed enti locali avranno incontrato separatamente la proprietà e i rappresentanti dei lavoratori.E per la prima volta interviene il presidente del Gruppo Iris, Romano Minozzi, in risposta ad una lettera aperta scritta dal segretario della Cisl Francesco Falcone. ” Minozzi spiega di aver dovuto prendere atto di una crisi globale e della società non arginabile, di aver tentato ogni soluzione e di aver dovuto prendere atto “dell’impossibilità di contrastare la situazione”. “Nessuna fuga dunque – scrive il presidente del Gruppo ceramico – ma l’assunzione di responsabilità per non dissipare il capitale, agendo di conseguenza”. Salvare il salvabile quindi, in termini esclusivamente economici, ma nessun accenno, in tutta la lettera ai 780 lavoratori che stanno per perdere il posto.  


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