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I lavoratori della Iris scelgono la linea dura. Per difendere i 750 posti di lavoro gravemente minacciati dalla messa in liquidazione volontaria, decisa dalla proprietà, da stamattina presidiano gli ingressi degli stabilimenti di Fiorano, Sassuolo e Viano. Sciopero di tutte le maestranze e picchetti permanenti per impedire l’ingresso e l’uscita di merci e mezzi.

Battaglia per il posto di lavoro. In risposta alla decisione della proprietà di procedere alla liquidazione volontaria dell’azienda, i lavoratori hanno deciso stamattina di organizzare picchetti permanenti davanti a tutti gli ingressi degli stabilimenti della Iris Ceramica di Fiorano, Sassuolo e Viano. Un messaggio fortissimo a Romano Minozzi: senza una vera trattativa e un nuovo piano industriale che salvi il maggior numero possibile di posti di lavoro, al liquidatore sarà impossibile procedere nella vendita degli stock di piastrelle e nella fornitura dell’atomizzato alle altre ceramiche del distretto clienti abituali di Iris. Lavoratori e sindacati, dunque, stamattina al Teatro Astoria di Fiorano, hanno scelto la linea dura. Sciopero, come era lecito attendersi, anche se ancora non generale del settore, ma anche picchetti permanenti. “Anche perché – hanno detto alcuni dei lavoratori intervenuti nel corso dell’assemblea – da oggi abbiamo molto tempo libero”. 750 i posti di lavoro gravemente minacciati dalla messa in liquidazione decisa dal Cda di Iris ceramica lo scorso 5 gennaio. Intere famiglie, padri, madri ma anche figli che dal prossimo 3 marzo rischiano di non percepire più alcun stipendio. Per questo, la battaglia si annuncia durissima, anche perché i sindacati temono che l’esempio di Minozzi possa essere seguito da altri industriali del settore. Un pericoloso effetto domino che potrebbe mettere in ginocchio il distretto ceramico. Impedire la liquidazione dell’Iris e costringere la proprietà a tornare sui suoi passi diventa così per i sindacati un obiettivo imprescindibile. E non solo per i 750 posti di lavoro in ballo. Da qui la pressante richiesta a Romano Minozzi – rilanciata stamattina dai segretari generali di Cisl e Uil, Falcone e Tollari – a presentarsi al tavolo istituzionale, senza scappare. Per cercare un’intesa che non scarichi solo sui lavoratori il costo della crisi.E oggi pomeriggio si è aperto un tavolo istituzionale: presenti i sindaci dei comuni interessati, la Provincia, ma anche l’assessore regionale Campagnoli. Univoca la posizione delle istituzioni e dei sindacati, che insieme hanno chiesto il ritiro della procedura di chiusura degli stabilimenti dell’Iris, ricordando anche l’importanza dell’azienda nel territorio. La richiesta è stata presentata a Giuseppe Pifferi, il liquidatore, ex amministratore delegato, presente all’incontro. Uno dei suoi avvocati ha aperto un piccolo spiraglio: “siamo disponibili al dialogo, nei limiti dei termini della liquidazione, vogliamo il confronto con i sindacati per parlare non solo di esuberi”, ha detto.Solidarietà ai lavoratori, ma anche richieste di azioni mirate a evitare la chiusura dell’Iris, arrivano da Pd, Sinistra democratica e Rifondazione comunista, e sono il tema di un ordine del giorno presentato dai consiglieri di maggioranza del comune di Fiorano. Intanto, sulla vicenda oggi è intervenuta anche Confidustria ceramica. Senza citare direttamente l’Iris, l’associazione parla di settore ceramico attivo, con voglia di investire nel futuro, con previsioni di un 2009 migliore del 2008, mentre Spagna e Cina perdono molti più ordinativi dell’Italia. Per questo, si legge in una nota di Confidustria ceramica, “non è accettabile che scelte aziendali individuali vengano giustificate con catastrofi settoriali”.


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