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Lunedì per 750 dipendenti di Iris Ceramiche i cancelli resteranno chiusi. Il vertice di ieri sera tra i rappresentanti dell’azienda e i sindacati non ha prodotto alcun risultato concreto. Stasera nuovo vertice, mentre lunedì mattina i lavoratori si ritroveranno al Teatro Astoria di Fiorano per decidere le azioni da intraprendere.

“Ci sono molte cose di cui parlare, non solo di esuberi”. E’ a questa frase, pronunciata ieri sera dopo tre ore di vivace confronto, dall’avvocato Gragnoli, dello studio legale che cura gli interessi di Iris Ceramiche, che si aggrappano i sindacati. Un piccolo spiraglio per riaprire una partita all’apparenza chiusa dalla decisione presa dal patron Romano Minozzi, nel Cda dello scorso 5 gennaio, di procedere alla chiusura volontaria dell’azienda. Nessun fallimento, nessuna ristrutturazione, semplicemente la decisione di cessare l’attività, dopo aver saldato tutte le pendenze. Con il rischio concreto che per i 750 lavoratori coinvolti, tra cui interne famiglie, non possa nemmeno scattare la cassa integrazione. Un fulmine a ciel sereno anche per i sindacati che ancora a fine dicembre – hanno raccontato stamattina nel corso di una conferenza stampa – discutevano con la proprietà dei lavori in corso per rinnovare gli stabilimenti di Fiorano e Sassuolo. Nuovi impianti, moderne tecnologie, che da lunedì cesseranno di produrre le ceramiche Iris, in attesa di capire cosa riserverà il futuro. E già c’è chi ipotizza sottovoce una possibile vendita “a spezzatino” dei tre stabilimenti, i due modenesi e quello reggiano di Viano, e degli impianti collegati, Tecnomix e Colorificio Arco. “Ipotesi – assicurano Cgil, Cisl e Uil – contro cui ci batteremo strenuamente perché è inaccettabile scaricare sui lavoratori l’intero costo della crisi”. Da qui la controproposta avanzata ieri sera dai sindacalisti alla proprietà di ricomprendere Iris Ceramiche all’interno di GranitiFiandre, la società di Romano Minozzi quotata in borsa e sulla quale il Gruppo non prevede alcun intervento. Un modo per salvare il maggior numero di posti di lavoro e varare un piano industriale che consenta di superare l’acme della crisi. A tarda sera, a Cgil, Cisl e Uil arriverà la risposta della proprietà, poi lunedì mattina i lavoratori si ritroveranno al Teatro Astoria di Fiorano per decidere le azioni da intraprendere. E c’è già chi pensa ad uno sciopero generale del settore per scongiurare un pericoloso effetto domino, con la strada di Iris che potrebbe essere percorsa da altre ceramiche alle prese con un calo di utili. Tante anche oggi le reazioni politiche alla decisione di Iris Ceramiche. Solidarietà ai lavoratori e sconcerto per l’annunciata chiusura degli stabilimenti è stata espressa da Rifondazione comunista, Sinistra per Modena, Sinistra democratica, Partito comunista dei lavoratori e dalla giunta di Formigine. Solidarietà ai dipendenti anche da parte del presidente della Provincia, Sabattini, che parla di decisione sorprendente e si appella al senso di responsabilità dell’azienda. Intanto a Sassuolo, dove lunedì pomeriggio si riunirà il tavolo istituzionale, giovedì prossimo si svolgerà un consiglio comunale straordinario interamente dedicato a questa delicata vicenda.


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