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Se si guarda ai soli ordinativi la crisi non morde ancora, ma per i prossimi mesi la preoccupazione è tanta, anche se non manca la voglia di reagire. Sono i risultati di un’indagine Lapam nel comparto moda.

La crisi c’è, in prospettiva sarà anche più dura, ma il comparto moda è uno di quelli, storicamente, più abituati a saper far fronte a congiunture difficili e quindi, insieme alle difficoltà, vien fuori anche la voglia di reagire. E’ quanto emerso da un’indagine interna compiuta da Lapam su di un campione significativo di aziende associate del settore abbigliamento. “Molte aziende – dicono da Lapam Moda – hanno dichiarato che gli effetti della crisi non si sono ancora fatti sentire a pieno sugli ordinativi, ma che tanta è l’apprensione per ciò che potrà accadere nei mesi futuri”. Tre sono gli aspetti più evidenti della congiuntura: un rapporto sempre più pesante con il sistema del credito, una ulteriore contrazione dei consumi e l’allungarsi in maniera eccessiva dei tempi dei pagamenti. A livello locale, Lapam e Cna hanno dato vita al più grande Consorzio fidi nazionale, mentre si lavora al potenziamento dello Sportello internazionalizzazione nato per favorire la partecipazione a fiere, missioni commerciali e ricerca di buyer. A livello nazionale, invece, le associazioni di categoria, insieme ai rappresentanti dei lavoratori, hanno presentato un pacchetto di richieste al presidente del Consiglio per sostenere i consumi di abbigliamento, tutelare le aziende che lavorano nel rispetto della qualità dei prodotti e delle normative e introdurre ammortizzatori sociali anche per le piccole imprese.


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