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Cala la produzione, ma soprattutto è realtà il timore di una stretta creditizia: è la crisi vista dall’osservatorio delle imprese con meno di 50 dipendenti.

Era il temuto spauracchio e, nonostante tutte le assicurazioni di facciata, sembra proprio che si stia materializzando: la crisi morde la piccola più della grande impresa e l’ostacolo più difficile da valicare viene frapposto da quelli che una volta erano i primi compagni di strada, le banche. La denuncia arriva dalla Cna provinciale che ha elaborato i dati relativi al terzo trimestre di quest’anno, quello, tra l’altro, che già vedeva nero, ma non nerissimo, come, invece, sembra stia capitando in queste ultime settimane dell’anno. Da luglio a settembre la produzione industriale delle aziende modenesi con meno di 50 dipendenti ha perso il 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del dato peggiore degli ultimi quattro anni, il terzo negativo consecutivo. Alcuni settori, come il ceramico e la maglieria, soffrono più di altri. Il mercato interno ristagna, come peraltro, accade già da qualche anno. Nel periodo preso in considerazione la domanda estera, invece, continuava a crescere e in maniera consistente per un complessivo +14%. In realtà l’export tira soprattutto in alcuni comparti: i mezzi di trasporto, la meccanica e il biomedicale. Per il ceramico, invece, la Cna parla addirittura di “tracollo” degli ordini esteri: il mercato principale è quello statunitense che è anche il cuore della crisi. Una situazione che non ha precedenti e in cui si naviga a vista. Cna chiede, innanzitutto, due cose: da una parte la detraibilità degli utili reinvestiti dalle imprese e dall’altra la collaborazione delle banche che, dice il presidente Luigi Mai, “devono riscoprire la loro funzione di sostegno all’economia in una logica di integrazione con il territorio anche a scapito dei propri profitti”.


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