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Richieste di cassa integrazione per 10mila addetti, l’80% del totale. Il settore ceramico è uno dei più colpiti dalla crisi. E la Cgil denuncia: “Tocca anche molti colletti bianchi”.

Ceramiche chiuse per cassa integrazione. Non è proprio così in assoluto, ma ci va molto vicino. Da luglio ad ottobre le ore di forzata assenza dal lavoro degli addetti sono state 120mila il 1130% in più rispetto al medesimo periodo del 2007. E a gennaio il dato salirà ancora. “Al momento – ci ha spiegato stamattina Manuela Gozzi segretaria generale di Filcem Filtea Cgil di Modena – ci sono richieste per 10mila addetti, l’80% del totale”. E la novità è che ad essere colpiti sono sempre più spesso anche i colletti bianchi. A gennaio, al termine di queste lunghe e forzate vacanze natalizie, le ceramiche riapriranno, come prevedono le regole sulla cassa integrazione ordinaria, ma il sindacato è preoccupato di quello che potrà accadere se non ci sarà una ripresa degli ordini. “Per ora – ci dice Manuela Gozzi – i provvedimenti del Governo sono stati del tutto insufficienti, ma anche industriali e istituzioni locali ci paiono troppo attendiste”. Tra le proposte della Cgil: puntare sul marchio Made in Italy, sviluppare sinergie di filiera e, nel caso la crisi dovesse aggravarsi, ricorrere a contratti di solidarietà per garantire il reddito degli addetti.


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