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L’inflazione a Modena rallenta, ma cresce la preoccupazione sul fronte occupazione.

Da una parte la corsa dell’inflazione che si ferma, ma che non scongiura il rischio deflazione. Dall’altra i dati sul mercato del lavoro che, pur ancora positivi, evidenziano un maggiore ricorso alla cassa integrazione e una seria preoccupazione per alcuni settori in affanno, come il ceramico e l’edilizia in particolare. La crisi globale comincia a irraggiare i suoi effetti anche nella nostra provincia, se non altro da un punto di vista psicologico: le famiglie modenesi hanno tagliato i consumi e le aziende stentano a fare scelte impegnative per il futuro. Il calo sensibile del costo dei prodotti petroliferi, la benzina in primis, ha fatto rallentare la dinamica di crescita dei prezzi, ma non poi così tanto come forse qualcuno sperava. In contemporanea, infatti, il costo dell’energia elettrica e del gas da riscaldamento, ad esempio, ha subito un ulteriore incremento. Risultato: tasso tendenziale annuo dell’inflazione a Modena-città che si attesta al 3,8% rispetto al 4% di un mese fa, però l’assessore alle politiche economiche Prampolini mette in guardia dal rischio deflazione, fenomeno per cui, a fronte di un calo importante del costo delle materie prime, non corrisponde un uguale calo dei prezzi al consumo. Quanto al mercato del lavoro, l’assessore provinciale Cavicchioli ha provato a leggere i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno e si evidenziano segnali preoccupanti soprattutto per coloro che hanno contratti a tempo determinato o comunque precari. Nei settori più in difficoltà esiste un rischio reale che l’occupazione rallenti. Un dato su tutti: nel settembre dell’anno scorso il saldo positivo dei nuovi contratti era a quota 25mila, un mese fa il saldo era ancora positivo, ma si era scesi a quota 10mila. “La crescita più bassa – conclude Cavicchioli – deriva da un minore dinamismo dell’economia modenese”.


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