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Sul crac Lehman scende in campo anche Confconsumatori che punta a tutelare i tanti risparmiatori modenesi rimasti coinvolti. “La speranza – spiegano – è che come per Parmalat, banche e assicurazioni siano disposte ad una conciliazione".

Già, perché una banca statunitense dovrebbe fallire? Ruota tutto intorno a questa domanda la vicenda Lehman brothers che rovina il sonno di tanti investitori modenesi. Molti di più di quelli che ci si poteva attendere. Ad aumentare il numero, proprio le caratteristiche della società per la quale è stato avviato il Chapter 11, la procedura di fallimento americana. Una società all’apparenza solidissima e con ottimi rating per i bond emessi. L’ideale anche per investitori prudenti e non disposti a grandi rischi, tanto più che anche molte assicurazioni avevano polizze vita, garantite da Lehman. Caratteristiche societarie che ricordano da vicino quelle della Parmalat di Tanzi, prima del crollo. Apparente solidità e ottimo rating. Anche per questo Confconsumatori si dice pronta a mettere in campo un’analoga strategia d’attacco per consentire ai risparmiatori di recuperare i loro investimenti. “Perché le banche – ha spiegato stamattina l’avvocato Giovanni Franchi, già protagonista della vertenza Parmalat – non potevano non sapere. Almeno dall’agosto del 2007”. La crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti era già iniziata e Lehman aveva chiuso la propria banca di prestiti a rischio con grandi perdite. Perdite che continuarono per tutto il 2008. Ecco perché Confconsumatori è convinta che i risparmiatori, intentando singole cause alle banche possano recuperare almeno una parte dei soldi investiti. “Anche perché – hanno detto alcuni dei risparmiatori presenti all’incontro – le obbligazioni Lehman ci sono state vendute a luglio del 2008”.


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