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Il nuovo presidente di Confindustria Modena, che ha assunto l’incarico tre mesi fa, oggi ha fatto il punto sulla crisi finanziaria globale e del futuro del sistema Modena.

Una crisi come nessuno che abbia meno di 90 anni ha mai visto, una crisi i cui esiti non sono al momento quantificabili in tutta la loro portata, ma, al contempo, una crisi che il sistema Modena non deve temere, perchè se è vero che i prossimi due anni saranno di difficoltà, se non di vera e propria recessione, il nostro tessuto economico è sano, gli imprenditori hanno ancora voglia di innovare e il sistema delle banche, soprattutto quelle locali, ha garantito che continuerà a finanziare lo sviluppo. E’ un Pietro Ferrari propositivo quello che parla alla città e alla provincia attraverso i rappresentanti dei mass media. Niente solite lamentele, niente recriminazioni su quello che altri avrebbero potuto fare, ma alcuni punti fermi su cui lavorare e al cui raggiungimento tutti devono concorrere. Innanzitutto, sul fronte interno, per monitorare il sopravanzare della crisi, Confindustria, ogni due mesi, distribuirà un questionario alle aziende associate per capire se hanno difficoltà nel reperire i mezzi finanziari per continuare nell’attività. Alcuni settori, probabilmente, ne soffriranno più di altri, ma sono quelli che già sono in affanno, come il ceramico, il biomedicale o quello delle macchine per il legno. Le aziende modenesi, però, in generale, hanno ancora fiato. A dimostrarlo il dato sull’export: il primo semestre del 2008 segna ancora un +9,4% sull’anno precedente. Quanto all’occupazione, un’incognita esiste, il ricorso alla cassa integrazione ha già cominciato a crescere, ma anche su questo fronte occorre evitare di spargere panico prima che questo sia supportato da fatti reali. Cosa fare allora nell’immediato? Per Confindustria Modena occorre innanzitutto concentrarsi sulle priorità del nostro territorio, come lo scalo merci di Marzaglia che, con buona probabilità nel 2010 sarà pronto, ma che rischia di entrare in funzione senza avere a corredo la viabilità necessaria a renderlo efficace. E poi ancora, la riforma della contrattazione: da Modena, come dall’Emilia, a Marcegaglia arriva l’invito a trattare, e soprattutto, a trattare con tutti. Par di capire, che l’accordo separato, almeno nelle nostre terre, non sarebbe di vantaggio a nessuno.


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