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Saltata la fusione a tre per le multiutility: Iride ed Enia firmano un accordo a tre, Hera rimane fuori. Il sindaco Pighi: si vedrà cosa accadrà in futuro, certo dobbiamo pensare prima di tutto al nostro territorio.

Niente più, almeno per ora, fusione a tre tra le multiutility Hera, Iride ed Enia: le ultime due ieri hanno firmato un accordo per un’aggregazione fra i gruppi che coprono i territori di Torino e Genova, Iride, e Reggio Emilia, Parma e Piacenza, Enia. Hera è rimasta fuori. E se i vertici delle aziende che hanno raggiunto l’intesa, parlano di passo avanti, frutto dell’intelligenza e della determinazione delle parti coinvolte, Hera in un comunicato esprime “rammarico” per l’impossibilità di raggiungere un esito positivo nelle trattative. Ma cosa ha impedito l’accordo a tre? Negli ambienti interessati si mantiene il massimo riserbo, anche perché non si escludono sviluppi futuri, ma leggendo fra le righe l’impressione che si ha è che nella definizione della governance Iride abbia sottolineato il proprio peso specifico: non a caso il sindaco di Torino ha evidenziato, nella sua prima dichiarazione, il nuovo protagonismo della sua città nell’accordo. La fusione, quindi, rischiava forse di esautorare di poteri le multiutility emiliano romagnole, almeno per quanto riguarda la politica industriale e le strategie. Non ci sono in questo senso dichiarazioni ufficiali, e forse solo nei prossimi gioni il quadro diventerà più chiaro. Il sindaco Giorgio Pighi ha però voluto ricordare che, in caso di qualunque fusione, “Hera non può scendere al di sotto del proprio valore, non può dimenticare il territorio che comprende e nemmeno trascurare il piano industriale a favore di quello finanziario”. Il primo cittadino di Modena però si riserva, prima di commentare la vicenda, di vedere i termini dell’accordo, che potrebbero in realtà lasciare spazio per confronti futuri.


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