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Ieri il Governo ha approvato il decreto in difesa della banche italiane, ma se la solidità degli istituti di credito non è in discussione, c’è preoccupazione per la tenuta dell’economia reale. I primi ad essere in allarme sono gli imprenditori alle prese con il calo dei consumi e la stretta creditizia.

Nel giorno in cui gli operatori finanziari tirano il fiato e le borse europee tornano in segno positivo, scatta l’allarme per gli effetti della crisi sull’economia reale. A lanciarlo sono gli imprenditori alle prese con calo dei consumi, accesso al credito sempre più selettivo e riduzione dell’export in paesi chiave come gli Stati Uniti. Stamattina Confindustria ha chiesto un incontro al presidente regionale Errani. Obiettivo: definire una strategia comune per sostenere le imprese ed aiutarle nei rapporti con le banche. Possibile stretta creditizia che preoccupa anche il presidente di Lapam, Erio Luigi Munari, secondo cui “Occorre potenziare il ruolo dei Consorzi fidi, valorizzandone la funzione di garanzia, in modo che ai piccoli imprenditori non vengano meno risorse indispensabili per continuare ad investire”. A tal proposito, il direttore generale di Confesercenti, Tamara Bertoni, chiede che al più presto si possa organizzare un incontro tra associazioni economiche e banche per fare il punto della situazione. “Al momento non ci sono segnali tangibili di un’ulteriore stretta creditizia. Il rapporto tra banche e imprese è positivo, ma se il meccanismo si inceppasse i rischi sarebbero molti”. Già ora – evidenzia Confesercenti – sono sempre di più le imprese che ricorrono al credito non per investimenti, ma per la gestione ordinaria, per tirare avanti. “Il vero allarme – chiosa Claudio Furini, direttore di Confcommercio – riguarda l’economia reale. Il sistema è solido, i rapporti con le banche buoni, le cooperative di garanzia fanno la loro parte, ma bisogna non farsi travolgere emotivamente dalla crisi. In questo senso, sarebbe importante un intervento più forte e coordinato dell’Europa. Il taglio di mezzo punto dei tassi fatto dalla Bce è ridicolo”. Costo del denaro su cui batte anche Cna. I debiti si pagano sempre di più – sottolineano dall’associazione – mentre i tassi d’interesse non crescono di conseguenza e le tasse sui conti correnti restano alte. Ecco perché – conclude Cna – più dell’accesso al credito preoccupano gli effetti della crisi sull’economia reale”.


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