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Modena sempre più ricca, ma con una percentuale di poveri raddoppiata in 4 anni. E’ proprio la crescita delle disuguaglianze il dato più allarmante che emerge dalla ricerca sull’economia modenese condotta dal Centro analisi dell’Università di Modena.

Un tasso di occupazione tra i più alti d’Italia, il 68,8%, e una disoccupazione pari alla metà della media nazionale. 27mila euro di reddito pro capite rispetto ai 18 mila del resto del paese. Per molti versi Modena è un’isola felice, ma non mancano le ombre, nella ricerca condotta dal Centro analisi dell’università di Modena per conto del Comune, sull’economia locale nell’ultimo decennio. Il dato più allarmante, la crescita dei poveri, ovvero coloro che guadagnano meno di 9.500 euro l’anno. La percentuale è passata dal 3,6 al 6,6% in 4 anni, il doppio, dal 2002 al 2006, rispetto a una situazione nazionale stabile. Crescono le disuguaglianze all’interno della città, dunque, soprattutto se si considera che, nel 2002, la società modenese era tra le più ricche ed egualitarie della media nazionale, e la povertà si concentrava tra anziani soli e famiglie operaie in affitto con più figli. Oggi, la fotografia del modenese che non arriva a fine mese è cambiata. Il “povero” è più spesso donna, anche se occupata, straniero e giovane, con un contratto precario. Non a caso, anche se il reddito medio da lavoro dei cittadini del capoluogo è cresciuto del 10% in 4 anni, quello degli under 35 è sceso del 6%. Le donne guadagnano di più, ma sempre 7mila euro in meno l’anno, rispetto ai colleghi maschi. L’altro punto critico evidenziato dalla ricerca è il tasso negativo di natalità, compensato solo grazie al maggior afflusso di stranieri, che ormai sono il 10% della popolazione modenese. Si importa lavoro dunque, mentre si esportano merci. In 7 anni, le imprese modenesi hanno aumentato del 37% le esportazioni, facendone il loro punto di forza.


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