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“Indietro non si torna e la proprietà resterà in mano pubblica”. Stamattina il patto di sindacato di Hera ha risposto così alle prese di posizione dei sindaci di Torino e Genova che mettevano a rischio l’impianto generale della fusione con Enia e Iride.

La nascita della “Grande Hera” non è più così scontata, almeno dopo le recenti prese di posizione dei sindaci di Torino e Genova, che nei giorni scorsi avevano sollevato più di un dubbio, con Chiamparino che aveva chiesto un ruolo maggiore degli azionisti e la Vincenzi arrivata ad ipotizzare che gli enti locali potessero ridurre la loro quota della holding al 30%. Posizioni assai distanti da quelle su cui si era avviato il progetto d’integrazione tra Hera, Enia e Iride per arrivare a costituire la seconda azienda di servizi ambientali più grande d’Italia. Due fulmini a ciel sereno, cui il patto di sindacato di Hera, riunitosi stamattina, ha risposto senza farsi prendere dal panico, confermando la bontà della via maestra indicata in fase d’avvio della trattativa: controllo pubblico al 51% e definizione del progetto d’integrazione affidato alle componenti tecniche. Ossia, nessun intervento della politica per strappare un prezzo più alto per la propria azienda, ma grande rispetto di tutti gli azionisti. Posizione condivisa anche da Enia: non sarà il peso dei singoli sindaci a fare il prezzo, ma la forza dei numeri. Un importante attestato di stima dei sindaci emiliano romagnoli nei confronti del management di Hera, ma anche un no fermo alle richieste di Chiamparino e della Vincenzi. Dalle reazioni, si capirà se il progetto della “Grande Hera”, potrà andare avanti. Nel frattempo il Gruppo ha fatto shopping nelle Marche e, dopo l’acquisizione dei clienti di Liguria Gas Service dell’Appennino modenese, ha acquistato la società Megas Trade, primario operatore dell’urbinate, con oltre 36mila clienti. Un passo in direzione Roma, nel caso la strada verso Torino sia lastricata di cattive intenzioni sabaude.


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