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Lotta alla precarietà e impegno per uno sviluppo più sostenibile. Cisl e Cgil, partendo da differenti indagini, arrivano nello stesso giorno ad un’analoga conclusione. Le prossime scelte economiche e sociali devono mettere al centro la buona occupazione.

Ottimisti per il futuro e abbastanza soddisfatti del proprio lavoro, ma molto critici per la mancanza di contratti stabili. Per i giovani modenesi, secondo una ricerca della Cisl, la flessibilità è sinonimo di precarietà e serve solo alle aziende per ridurre i costi. L’indagine del sindacato è stata realizzata intervistando 262 lavoratori con un’età media di 32 anni, equamente divisi tra chi ha un contratto a tempo indeterminato e flessibili. Al sindacato i giovani chiedono di battersi per aumentare i salari, ma riducendo gli scioperi, e soprattutto di vigilare affinché i contratti atipici non servano soltanto alle aziende per abbattere costi e tutele per i lavoratori. Impegno che la Cisl si dice pronta ad assumere anche in sede di contrattazione aziendale. Lotta alla precarietà, ma non solo. Per i giovani modenesi, ad esempio, la scuola dovrebbe preparare meglio all’ingresso nel mondo del lavoro, mentre ancora troppo peso hanno le raccomandazioni per trovare un posto. La ricerca completa sarà presentata venerdì mattina dalle 9,30 presso l’aula magna dell’istituto Don Magnani di Sassuolo nell’ambito della Festa provinciale della Cisl. Tra i presenti al convegno anche Michele Tiraboschi dell’Università di Modena e il segretario generale del sindacato, Raffaele Bonanni. Intanto, sempre oggi, la Cgil ha presentato i dati 2008 dell’osservatorio su economia e lavoro. Dati che, secondo il sindacato, pongono seri dubbi sull’attuale modello di sviluppo. In un’epoca in cui l’Italia discute della brusca frenata dell’economia, infatti, a Modena il problema è opposto. I dati 2008 evidenziano una realtà in costante crescita, con il Pil aumentato l’anno scorso del 4,2%. Uno sviluppo che però presta il fianco a molti interrogativi a cominciare dagli effetti del continuo aumento della popolazione residente che nel 2015 potrebbe superare quota 750mila, con più giovani, ma anche più stranieri e più anziani. Dunque, con un maggior bisogno di servizi sociali per non ridurre la qualità della vita dei modenesi. Da qui, i dubbi della Cgil che chiede di avviare una profonda riflessione sulle politiche economiche e sociali. Secondo il sindacato, serve una crescita che sappia selezionare lo sviluppo, che consideri il territorio un bene finito, punti alla qualificazione e non all’espansione edilizia e investa in servizi per minori e anziani e in politiche di inclusione sociale degli immigrati. Un governo della crescita che abbia fra le sue priorità: buona occupazione, lotta alla precarietà e rispetto della legalità.


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