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E’ un quadro a tinte fosche quello che emerge dalla 28esima Indagine sull’industria ceramica italiana. Calano produzione e metri quadri venduti e la concorrenza internazionale aumenta, anche per l’alto costo dell’energia in Italia. Da qui, la richiesta al nuovo Governo di puntare sul nucleare.

Produzione in calo, scesa sotto i 560 milioni di metri quadrati, vendite in frenata in Italia e all’estero, costi in aumento mentre il fatturato resta stabile. Sono numeri poco incoraggianti quelli che emergono dalla 28esima Indagine sull’industria italiana delle piastrelle, presentata stamattina a Sassuolo nella sede di Confindustria ceramica. Un quadro a tinte fosche completato dal calo degli addetti e dei forni in funzione, su cui incide anche l’aumento della delocalizzazione, con la produzione all’estero che ha superato i 116 milioni di metri quadrati. A preoccupare gli industriali, la pesante flessione delle vendite nei mercati extra Europei (-6,49%). Un settore in difficoltà che punta a riconquistare il mercato asiatico e statunitense e a confermare la crescita nell’Europa dell’est. Ma gli industriali chiedono aiuto anche alla politica per avere più infrastrutture e abbassare il costo del denaro. Ma soprattutto per ridurre quello dell’energia. E in questo senso, per Confindustria ceramica è inevitabile il ritorno al nucleare.


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