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Entra nel vivo il percorso che dovrebbe portare alla fusione tra Hera, Enia e Iride per far nascere il nuovo colosso dei servizi ambientali del centro nord. E anche il successo di Alemanno a Roma spiana la strada all’intesa.

Da Amiu e Amcm a Meta. Da Meta a Hera, ma non è finita qui. Il futuro è un’azienda ancora più grande di quella attuale, che già serve Modena, ad eccezione dei comuni Aimag e Sorgea, Bologna e l’intera Romagna. Il futuro è un colosso in grado di competere con A2A, la multiutility più potente d’Italia nata dal matrimonio di Brescia e Milano, e magari di crescere ancora per arrivare a competere alla pari con gli ex monopolisti Enel ed Eni. Un percorso tratteggiato da tempo, da quando gli enti locali hanno visto che i conti delle piccole aziende municipalizzate non tornavano più, vittime designate del caro petrolio e di un mercato liberalizzato. Ma ora siamo vicini ad un passaggio cruciale, la nascita della multiutility sovra-regionale di Emilia Romagna, Piemonte e Liguria. L’intesa a tre, tra Hera, Enia, l’azienda di Reggio, Parma e Piacenza, e Iride che serve Torino e Genova. Già nei mesi scorsi, il patto di sindacato di Hera, ossia il vertice politico della società, aveva dato mandato al presidente Tomaso Tommasi di Vignano di esplorare la possibilità di nuove alleanze. Ma allora, in pista c’era anche la romana Acea e un’intesa nemmeno troppo segreta tra Veltroni e Cofferati. L’ascesa di Alemanno al Campidoglio ha eliminato uno dei possibili partner e forse proprio per questo reso più agevole l’accordo. Hera e Iride hanno dimensioni e tipologie di servizio simili e anche Enia, che aveva manifestato i dubbi maggiori, pare sia pronta al matrimonio. Stamattina l’assemblea degli azionisti ha nominato il nuovo Cda, ma lasciato anche trapelare che venerdì prossimo ci sarà il terzo incontro tra presidenti e amministratori delegati delle tre aziende. Il dado è tratto.


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