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Inaugurata all’Archiginnasio. Tra le opere alcuni degli Idilli più famosi, tra cui “L’Infinito” e “La sera del giorno festivo”

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle” recita l’incipit di uno degli Idilli più famosi di Giacomo Leopardi, “L’infinito”. Il manoscritto autografo del poeta di Recanati è parte di una collezione che Bologna ha custodito fino al 1869, quando il preside del Liceo Galvani, Prospero Viani, li vendette al sindaco di Visso, in provincia di Macerata. Sono passati 147 anni da quando la collezione lasciò il capoluogo emiliano per trovare la sua collocazione nel complesso religioso di Sant’Agostino, nel piccolo comune marchigiano, duramente colpito dal terremoto dello scorso 24 agosto. Da lì hanno fatto ritorno a Bologna nei giorni scorsi e hanno trovato spazio nella sala Stabat Mater dell’Archiginnasio, nell’ambito di una mostra allestita dall’architetto Cesare Mari e frutto di un accordo con l’Amministrazione comunale bolognese. Sei Idilli, cinque Sonetti, l’Epistola al Conte Carlo Pepoli e la Prefazione al Petrarca, la preziosa collezione resterà a disposizione dei visitatori almeno fino a gennaio: tra le bacheche, sfogliando virtualmente i manoscritti si entra in contatto con quelle carte che hanno portato fino a noi l’intenso messaggio dell’opera leopardiana, quell’opera che ancora oggi affascina ed emoziona.


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