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Tracce di una storia che appartiene agli Umbi, un popolo che combatteva i romani

Sono passati alcuni anni da quando le incisioni nella frazione La Sega della valle di Ospitale sono tornate alla luce, ma la storia scolpita sulle lunghe pareti di arenaria è ancora avvolta dal fascino. Nascoste dal muschio che sembra voler proteggere queste millenarie iscrizioni rupestri, si scorgono scritture, immagini e disegni risalenti al 90 a.C. incise per abrasione o picchiettatura da militi che si definirono "Umbri" durante il "bellum sociale", la guerra che vide opposti Roma ai municipi dell’Italia, comunità cittadine fino ad allora alleate al popolo romano anche se prive degli stessi diritti politici. Il popolo "umbro", che si era ribellato all’esercito romano utilizzò queste pareti per una propaganda anti-romana, volta a esortare eventuali altri viaggiatori che transitavano per quella via ad unirsi a loro per formare una Lega Umbra; "colpisci, si devono abbattere", "spezza i vincoli", "unisciti, non indugiare", "fenderò colui che prendo". Queste alcune delle iscrizioni decifrate da Giancarlo Sani, appassionato ricercatore di incisioni rupestri e Adolfo Zavaroni, che dopo anni di studio hanno documentato che in quel periodo gli scontri furono sfavorevoli ai romani, grazie anche al buon rifugio che il contingente nord-umbro riuscì a trovare nella Valle di Ospitale. Pubblicazioni che hanno portato alla luce una lingua nuova e complessa, appartenente al dialetto italico prelatino, con alcune cifre numerali arabe. Il sito di Fanano oggi è uno dei più imprtanti d’Italia, e queste incisioni sono state protagoniste di diverse pubblicazioni, che hanno raccolto l’interesse di tutto il mondo, compresa l’università di Oxford.                                                                                                                                                                                                                      


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