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Il laboratorio di Orlando Iori rivive al palazzo dei Musei: donati dalla famiglia attrezzi e strumenti del più grande liutaio modenese, scomparso tre anni fa. Domenica l’inaugurazione.

Che suonassero il flauto, l’oboe, il sassofono, in Italia o nel resto del mondo, andavano da lui per progettare il loro strumento: a tre anni dalla scomparsa Orlando Iori, il “dottore” di Piazza della Pomposa, è ricordato in una sala dedicata, piena di ricordi, progetti e soprattutto strumenti, nelle sale del museo civico di Modena. La sua memoria è custodita dalla figlia Enza, che scelse una strada diversa – il pianoforte – ma condivise con lui la passione ricca di mistero della sua professioneL’esposizione, che inaugura domenica, è la riproduzione fedele di un angolo del suo negozio di liutaio, e sopperisce in piccola parte alla tradizione già perduta: nel corso della vita Iori non volle mai un apprendista, “La mia arte” diceva “è qualcosa che si possiede, non si impara. E’ fatta di pura sensibilità”. Eppure la competenza è tangibile, nella sua capacità di personalizzare gli strumenti secondo le caratteristiche fisiche del musicista. Le sue piastre per flauti, fatte su misura, sono state adottate in tutto il mondo.


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