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E’ stata ribattezzata la Perla modenese: è un quadro con un volto di donna, per decenni considerato una copia. E’ stato dimostrato invece essere opera di Raffaello. Fa parte della galleria Estense.

E’ stato Mario Scalini, sovrintendente di Modena e Reggio Emilia, ad accorgersi che quel volto, considerato una copia, era stranamente raffaellesco. Troppo. E a Firenze non hanno impiegato molto a scoprire che il dipinto era proprio del maestro di Urbino: si tratta della prima stesura della celebre Madonna della perla conservata nel museo del Prado di Madrid, questa invece – è ormai parere concorde – realizzata dall’allievo principe di Raffaello, Giulio Romano. La tavola fu più volte restaurata: lo stesso Romano vi aggiunse pochi tocchi – come fece per la Trasfigurazione, dei Musei vaticani – mentre vi mise più seriamente mano nel ‘600 un pittore della corte Estense, forse lo Stringa. Ma fu successivamente Adeodato Malatesta a conferire al volto un aspetto un po’ ottocentesco, in base ai gusti dell’epoca, che fece nascere il fraintendimento che si trattasse di una copia. Invece era la prima prova di Raffaello per la Madonna della perla, poi realizzata da Romano. Il Cardinal D’Este regalò alla Spagna la tavola completa, ma si tenne il frammento originale del maestro. E nella galleria Estense è sempre rimasto, fino al restauro e all’indagine odierna, coordinata da Lisa Venerosi Peciolini, e finanziato dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna – che ne ha svelato la vera origine. La Perla modenese, come è stata ribattezzata, resterà a Modena, assicurano dalla soprintendenza, anche se è già prevista una sua esposizione a Siena. Il 27 maggio, al Palazzo dei Musei, verrà presentata la ricerca sull’opera, nell’ambito degli appuntamenti della Fondazione cassa di risparmio di Modena. Gli studiosi definiscono la scoperta di estrema importanza.


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