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È stata localizzata e smantellata un’organizzazione criminale dedita al traffico illegale di cani dalla Slovacchia: l’accusa è di truffa, falso e maltrattamento

RIMINI – È stata localizzata e smantellata un’organizzazione criminale dedita al traffico illegale di animali, alla truffa, alla falsificazione di documenti relativi alle vaccinazioni e al maltrattamento di animali. L’organizzazione aveva come Paese di riferimento la Slovacchia dove sono stati individuati i tre soggetti ritenuti i vertici del gruppo e da dove provengono gli animali oggetto del traffico. Dal contesto investigativo è emerso un traffico di migliaia di cani che ha fruttato alla banda guadagni per oltre un milione di euro. L’operazione ha coinvolto oltre cinquanta operatori della Polizia di Stato e trenta agenti della Polizia della Repubblica Slovacca Il traffico è stato scoperto e smantellato dalla Polizia di frontiera di Rimini che ha eseguito sette misure cautelari, di cui tre mandati di arresto europeo, e 13 perquisizioni locali e domiciliari, con il relativo sequestro di oltre cento cuccioli. L’operazione ha interessato il territorio nazionale e la Repubblica Slovacca e, come da disposizioni della Procura della Repubblica di Rimini, è stata eseguita con il coordinamento della squadra mobile riminese in collaborazione col servizio di cooperazione internazionale di Polizia, Sirene, di due Team EnFAST (Rete Europea delle Unità Ricerche Attive Latitanti) e delle squadre mobili di Milano, Alessandria, Bergamo, Savona, Napoli, coadiuvata dalle guardie ecozoofile di “Fare Ambiente”.

Davano appuntamento ai clienti nelle stazioni di servizio o nei parcheggi dei centri commerciali in tutta Italia. 5mila cuccioli di cane sono stati venduti illegalmente tramite piattaforme e importati dalla Slovacchia in un giro d’affari, intercettato dalla polizia di Frontiera di Rimini, dal valore di un milione di euro. Animali piccolissimi che viaggiavano in condizioni di profondo stress, buttati dentro a bagagliai con poca acqua, e che nel 40% dei casi morivano dopo pochi giorni dall’acquisto. Alcuni sono morti a causa delle iniezioni somministrate troppo precocemente rispetto a quanto previsto dalla legge. Secondo gli inquirenti a capo dell’organizzazione vi era un 64enne di Savona trasferitosi in Slovacchia che, insieme alla moglie ed al figlio, avrebbe acquistato cani a basso costo da allevamenti abusivi locali. A Cesenatico una 36enne fungeva da call-center per il gruppo. Sempre in Romagna vivevano altri due membri addetti alla vendita, un riminese di 33 anni e un santarcangiolese di 60. Mentre nel napoletano risiedeva colui che forniva le false certificazioni.


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