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La chiede l’avvocato Patrizia Micai, legale di molti dei genitori di Massa Finalese e Mirandola che 20 anni fa esatti furono accusati di abusi sessuali sui propri figli, che gli vennero sottratti e che non videro più. Alla luce di nuovi elementi raccolti, si chiede la revisione del processo

Così questa giovane donna, Sonia, descrive un momento avvenuto pochi mesi fa: il momento in cui ha deciso di fare una telefonata a Daniela e di pronunciare di nuovo, dopo 20 anni, la parola ‘mamma’. Sonia, nel ’98, è stata una dei bambini della bassa modenese prelevati dalle loro case di Massa Finalese e Mirandola; figli, nipoti, fratelli di genitori e zii accusati di cose orribili. Messe sataniche, rapporti sessuali con i piccoli, omicidi. Lei aveva 11 anni, era tra le più grandi, e non hai mai – ribadisce – accusato il padre e la madre, ritenuta complice. Non è vero che ‘sembra ieri’: il tempo, e tanto, è passato. Lo si è visto bene sui volti dei tanti presenti alla sala Levi Montalcini di Mirandola, nell’iniziativa pubblica per discutere di quello che fu uno stravolgimento per la comunità e che stravolgimento rischia di tornare a essere; ma è proprio questo che vogliono quei genitori, che vuole quello che fu e che è il loro legale, l’avvocato Patrizia Micai, che ha già avuto svariati mandati: la revisione del processo per le persone condannate, il risarcimento in sede civile, e un’altra cosa: una commissione d’inchiesta parlamentare. Grazie all’inchiesta Veleno di Repubblica, durata 4 anni, sono stati raccolti quelli che lei ritiene nuovi e validi elementi, tra i quali la testimonianza di ragazzi come Sonia. Sotto accusa, per chi sta chiedendo che tutto venga rivisto, c’è il lavoro che all’epoca fecero psicologi e assistenti sociali, ‘di cui per altro manca traccia scritta’, dice l’allora dirigente della neuropsichiatria infantile dell’Ausl di Modena. Le storie sono tutte diverse, diversi sono stati i destini. Lorena Covezzi è stata assolta in Cassazione: era assieme a Stefano, l’ultimo nato, in Provenza, ‘perchè altrimenti – ha detto – me lo avrebbero portato via, come con gli altri 4’. Federico Scotta ha scontato 11 anni di carcere, e sostiene di essere innocente, di non aver mai fatto nulla ai suoi tre bambini. L’ultima, Stella, è stata prelevata in sala parto. Quello che accomuna tutti è la speranza che in ognuna delle loro case arrivi quella telefonata che ha fatto Sonia da tutti quei figli che non vedono da una vita, a cui dicono di non avere fatto niente, e i cui nomi vengono scanditi dal palco.


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