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Ha percepito per anni una pensione d’invalidita’ per cecita’ totale ma secondo l’accusa si muoveva liberamente per la strada e leggeva le etichette dei prodotti al supermercato

E’ a processo con l’accusa di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Inps  UNA DONNA DI 38 ANNI RESIDENTE A CASTELLO D’ARGILE che, secondo la Procura, dal 2003 al 2012 percepì indebitamente una pensione da 900 euro al mese in quanto dichiarata affetta da cecità totale, mentre in realtà (sempre secondo le accuse) era cieca solo parzialmente . Dalle indagini e dai filmati della guardia di finanza si vede la 38enne che attraversa la strada, va in tabaccheria e al supermercato a fare la spesa guardando le etichette dei prodotti per cui il pm ha chiesto la condanna a due anni e dieci mesi di carcere, mentre l’Inps, costituito parte civile, ha chiesto un maxi-risarcimento da quasi 260mila euro: 129mila per le pensioni indebitamente percepite e altrettanti per il danno d’immagine arrecato dalla vicenda all’ente previdenziale. Ieri in aula il giudice ha chiesto spiegazioni alla donna che,all’epoca dei fatti,lavorava come centralinista all’ospedale di Bentivoglio come categoria protetta; la 38enne ha pianto mentre si sottoponeva all’interrogatorio: “Non ricordo quei frangenti – ha risposto la donna –, io negli anni, grazie a mia madre che è cieca totale da 40 anni e mi ha insegnato a non arrendermi mai, ho imparato a usare gli altri sensi. Per questo forse guardavo di qua e di là mentre attraversavo la strada, perché sentivo i rumori”. Difficile pero’ spiegare la lettura delle etichette dei prodotti e infatti la donna non ha risposto, ribadendo pero’ più volte di non aver truffato l’Inps: “Ho una patologia ereditaria, sono cieca fin dalla nascita -ha spiegato l’imputata- e’ una malattia degenerativa, con distacchi della retina,non riesco a fare niente
La donna fino al 2002 aveva percepito un assegno da 300 euro per l’invalidità parziale, da tutti riconosciuta. Il problema è che nel 2003 si fece riconoscere dalla commissione dell’Inps la cecità totale, portando la pensione a 900 euro. “La mia assistita non ha mentito alla commissione – ha spiegato il suo legale, , le è stato chiesto se lei vedesse oppure no e lei ha detto di no, cioè la verità. Poi non c’è la prova, nei filmati, che leggesse le etichette. Aveva solo in mano i barattoli. Insomma, la signora va assolta”-dice il difensore. La sentenza arriverà il 29 novembre.


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