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E’ finito poco dopo le 16.30 l’incubo dei 4 ostaggi che da questa mattina alle 8.30 sono stati sequestrati da Francesco Amato, condannato ad Aemilia

E’ finito poco dopo le 16.30 l’incubo dei 4 ostaggi che da questa mattina alle 8.30 sono rimasti intrappolati nell’ufficio postale sotto la minaccia di un coltello. Francesco Amato si è arreso, dopo l’ingresso dei carabinieri nell’ufficio. Le quattro donne sembra stiano tutte bene. All’inizio gli ostaggi erano 5, tutte dipendenti dell’ufficio postale della periferia di Reggio Emilia, compresa la direttrice. Poi una cassiera 54enne si è sentita male e il sequestratore l’ha lasciata uscire. Amato è stato condannato pochi giorni fa a 19 anni e un mese nel processo Aemilia, condanna che riteneva ingiusta. Il tempo e la pazienza – hanno spiegato i carabinieri – hanno permesso di risolvere al meglio la situazione”. Amato non ha mai usato il coltello. E gli ostaggi sono rimasti sempre calmi.

Francesco Amato, uno degli imputati condannati pochi giorni fa nel maxi-processo di ‘Ndrangheta ‘Aemilia’, da allora irreperibile, si è asserragliato  questa mattina dentro l’ufficio postale di Pieve Modolena, frazione di Reggio Emilia, con un coltello da cucina. Ha fatto uscire tutti i clienti, tenendo in ostaggio cinque dipendenti, tra i quali la direttrice. Sul posto le forze dell’ordine che hanno chiuso le strade e hanno avviato trattative. Amato è stato condannato a 19 anni. Sono le parole che Francesco Amato, 55 anni, avrebbe pronunciato questa mattina entrando in Posta. Nei suoi confronti pendeva un ordine di carcerazione a cui si era sottratto. La parte della via Emilia dove si trova la filiale delle Poste è stata evacuata, e sono stati creati due punti di sbarramento ai lati. All’esterno della filiale, carabinieri, polizia e il pm Iacopo Berardi, con il procuratore capo Marco Mescolini. Si valuta l’intervento di forze speciali.

 

“Mio zio non è una persona cattiva. Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente”. Così la nipote di Francesco Amato, ha parlato, fuori dall’ufficio postale di Pieve Modolena del gesto del parente. “Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia. Lui è invalido dalla mano destra. Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo”, ha detto invece il cognato. Un’azione dimostrativa contro una condanna ingiusta. Sarebbe questo il motivo che ha spinto Francesco Amato a entrare armato di coltello in ufficio postale alle porte di Reggio Emilia e a prendere in ostaggio cinque donne, quattro dipendenti e la direttrice. Lo ha spiegato un fratello di Amato, giunto sul posto, durante le trattative con le forze dell’ordine. Siamo vicini alle Forze dell’Ordine che da ore, e ancora in questo momento, stanno operando per risolvere la situazione quanto prima e affinché il condannato sia assicurato alla giustizia. Un pensiero di cuore agli ostaggi e alle loro famiglie”. Lo afferma la vicepresidente della Camera dei Deputati Maria Edera Spadoni.


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