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La confisca si è abbattuta anche sulle proprietà dell’imprenditore edile modenese Augusto Bianchini

C’è anche il capitolo delle confische nel corposo dispositivo letto in aula dal presidente Francesco Maria Caruso. E’ quanto mai lungo l’elenco di società, conti correnti bancari, immobili finiti nel mirino degli inquirenti. Il loro valore è stimato in decine, forse centinaia di milioni di euro. Complessivamente sono più di 30 le società edili o immobiliari confiscate, 7 i bar e ristoranti, più la discoteca La Para di Baganzola. Gli immobili e le loro pertinenze sono più di 250, gli automezzi 130. E poi decine e decine i conti bancari. I beni erano dislocati in provincia di Reggio, in città, a Bibbiano, Montecchio, Reggiolo, Cadelbosco Sopra, Gualtieri. E poi in province vicine come Parma, Modena, Mantova, Bologna, ma anche a Crotone, a Roma, a Massa Carrara e perfino a Saint Vincent, in valle d’Aosta. La confisca si è abbattuta anche sulle proprietà dell’imprenditore edile modenese Augusto Bianchini, della moglie Bruna Braga e del figlio Alessandro. Alla Bianchini Costruzioni sono stati tolti vari immobili e 93 mezzi di trasporto. Alla moglie conti correnti bancari e la società Dueaenne di San Felice sul Panaro. Alla Ios del figlio Alessandro immobili e 16 veicoli. Il compito di eseguire tutti questi provvedimenti è affidato alla direzione distrettuale antimafia di Bologna.
Intanto, la difesa di Augusto bianchini affila le armi in vista dell’appello dopo la sentenza che ha condannato l’imprenditore di San Felice sul Panaro a 9 anni e 10 mesi contro i 15 anni chiesti dai pm. E lo fa forte di un dettaglio scritto nel dispositivo che contesta sì il concorso esterno in associazione mafiosa al costruttore ma soltanto fino al 2011, sarebbe dunque fuori il 2012, anno del sisma, con poi la successiva ricostruzione. I giudici hanno inoltre assolto Augusto Bianchini dall’accusa di avere utilizzato amianto nei cantieri del cratere.


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