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C’è anche il capitolo delle confische nel corposo dispositivo letto in aula dal presidente Francesco Maria Caruso

Il ristorante ‘Antichi Sapori’, ritrovo simbolo di tanti dei condannati in primo grado nel processo Aemilia, è stato confiscato al proprietario, Gaetano Blasco. C’è anche il capitolo delle confische nel corposo dispositivo letto in aula dal presidente Francesco Maria Caruso. In questo ristorante, a villa Gaida, si svolse il 21 marzo 2012 la famosa cena di un folto gruppo di imprenditori calabresi irritati dalle interdittive antimafia e intenzionati a muovere guerra al prefetto Antonella De Miro. E’ quanto mai corposo l’elenco di società, conti correnti bancari, immobili finiti nel mirino degli inquirenti. Il loro valore è stimato in decine, forse centinaia di milioni di euro. Complessivamente sono più di 30 le società edili o immobiliari confiscate, 7 i bar e ristoranti, più la discoteca La Para di Baganzola. Gli immobili e le loro pertinenze sono più di 250, gli automezzi 130, da costosi autocarri e macchine movimento terra a preziose Lamborghini e moto Harley Davidson. E poi decine e decine i conti bancari. I beni erano dislocati in provincia di Reggio, in città, a Bibbiano, Montecchio, Reggiolo, Cadelbosco Sopra, Gualtieri. E poi in province vicine come Parma, Modena, Mantova, Bologna, ma anche a Crotone, a Roma, a Massa Carrara e perfino a Saint Vincent, in valle d’Aosta. Fra le proprietà di Palmo e Giuseppe Vertinelli, imprenditori di Montecchio, il ristorante ‘Il Cenacolo del Pescatore’, della società Mille Fiori, gestito di fatto da Michele Bolognino tramite un prestanome. La confisca si è abbattuta anche sulle proprietà dell’imprenditore edile modenese Augusto Bianchini, della moglie Bruna Braga e del figlio Alessandro. Alla Bianchini Costruzioni sono stati tolti vari immobili e 93 mezzi di trasporto. Alla moglie conti correnti bancari e la società Dueaenne di San Felice sul Panaro. Alla Ios del figlio Alessandro immobili e 16 veicoli. Le misure giudiziarie hanno raggiunto i complessi immobiliari realizzati a Sorbolo di Parma e a Reggiolo dalle imprese K1, Aurora Building e Gea Immobiliare, collegate alla famiglia Giglio o a prestanome vicini alla cosca Grande Aracri. Il compito di eseguire tutti questi provvedimenti è affidato alla direzione distrettuale antimafia di Bologna.


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